Sinonimi: ricercatore spirituale, iniziato, lavoratore su di sé, illuminato, discepollo ecc.

Superlativi: Maestro, Illuminato, Guru, Guida spirituale, Risvegliato, Divulgatore, Scemano ecc.



  • “Lei è un credino, s'informi.”

13 febbraio 2018

A chi bussa non sarà aperto.


Emanuele Severino: "Se siamo nella non verità, alla verità non potremo mai arrivare. Ecco, Platone nel Menone parla in questi termini. Ma la figura fondamentale del discorso platonico è rappresentata dalla caverna: l'uomo che esce dalla caverna e guarda la conoscenza, guarda il sole. Platone parla di anabasis eis to elion, ovvero un processo che sale verso il sole. Se si immagina un percorso che importa l’andare da dove siamo alla conoscenza della verità, laggiù, fuori da noi, lontano da noi, allora il cammino che dobbiamo coprire è nella non verità. Se, d’altra parte, dalla non verità dobbiamo arrivare alla verità il percorso sarà impossibile. Un passo evangelico recita: a chi bussa sarà aperto. A chi bussa alla casa della verità sarà aperto. Ma chi bussa sta fuori dalla casa e dunque nella non verità. Si tratta di rovesciare quel motto e dire: a chi bussa non sarà aperto perché sta bussando in nome della non verità. Se c'è verità è perché noi ci siamo originariamente dentro, non perché usiamo delle scale, dei cammini, dei sentieri, che, in quanto percorsi al di fuori della verità, non ci portano assolutamente a destinazione. Prendendo spunto dal Menone platonico dobbiamo concludere che non esiste un raggiungimento della verità, perché, se così fosse, non sarebbe mai raggiunta. Il terreno su cui cammineremmo sarebbe malato, in quanto della non verità. Se la verità dimora dentro la casa e l’uomo deve raggiungerla, non la raggiungerebbe in quanto il terreno è malato.    

O si è originariamente nella verità senza bisogno di scale, oppure alla verità non si arriva."

70 commenti:

  1. Ciao Smod, non si capisce niente, sembra matto, ma dove l'hai trovato?

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    1. Sì, AMV, non è per tutti...

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    2. Mi pare che quanto ad aria fritta non sia molto distante da altre cose che tu giustamente metti alla berlina. E poi costui sarà la centocinquatamillesima volta che ripete questo (si fa per dire) concetto.

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  2. Beato te caro Smoderatore che sei riuscito ad uscire da questo incubo ancora in tempo pur dopo tanti anni e con le tasche vuote come avevi descritto la tua situazione in un tuo intervento, c'è chi come me si è rovinato la vita perdendo amici, parenti, lavoro trovandosi quasi sull'orlo della strada a 50 anni, non accorgendosi né prendendo nulla seriamente in quanto aveva ascoltato i grandi Illuminati (Nisargadatta, Maharshi, Osho ecc) e meditando aveva dimenticato che il tempo che non esiste intanto era passato, e quando Parsons e U.G.lo avevano "svegliato", destandosi ha capito che aveva perso gli anni più belli, senza possibilità di ritorno né correzione degli errori con la certezza che la sua vita può essere realisticamente considerata conclusa. Non nego affatto le mie responsabilità nelle scelte che avevo fatto, errando nel corso della vita. Ma essere credini a volte uccide. Complimenti per il Blog, mi avevi regalato molte ore di allegria e riflessione, ti leggo da anni. Ti ritengo un genio per l'acutezza delle tue risposte e per il tuo modo di esprimerti. Scusa il mio pessimo italiano, un caro saluto da Attila Bankuti, sì è il mio vero nome (magari potresti affrontare nelle prossime pubblicazioni anche le nuove mode new age tipo Ho'oponopono che si basa su una menzogna di cui ti posso fornire materiale originale e inconfutabile in inglese) Grazie!

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    1. Grazie a te Attila e bentrovato.

      È assolutamente necessario assumersi le proprie responsabilità, ma è anche buono non rimanerne schiacciati.
      Prima, durante e dopo l'esperienza spirituale la vita comunque continua e di certo non è affatto conclusa. Ciò che è stato è stato, ed è vero che il tempo è passato "senza possibilità di ritorno né correzione degli errori", ma non è assolutamente vero che gli anni più belli sono necessariamente andati perduti: finché c'è vita c'è... Vita.
      Il solo fatto di aver imparato a riconoscere l'"esperienza" per quello che è, è segno di una certa maturazione psicologica che non tutti hanno la fortuna di assaporare.
      Tale maturazione ha fatto sì di potersi scrollare di dosso il peso spirituale per poter continuare a vivere la propria vita con maggior leggerezza.

      If you rather continue our conversation in english, please be my guest.

      Riguardo a Oh'Poo-ponopono, bring it on!

      Serenity now; insanity later.

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  3. Carissimo Smoderatore scusami il lungo silenzio, leggendo la tua risposta ho molto apprezzato la tua gentilezza, avevo immaginato che avresti distrutto anche me con la tua geniale e incredibile preparazione nonché l'intuito di capire l'interlocutore riuscendo a guardarlo attraverso i suoi ragionamenti e deliri da far invidia ai raggi X. Questo non è un complimento ma una lunga osservazione di questi anni dei tuoi scritti e interventi. Avevo passato tante ore sia divertenti che di riflessione su queste pagine. Purtroppo, ti devi confessare che il mio livello di italiano è simile al mio livello di ungherese, inglese e giapponese, semplicemente perché sono un ignorante, non è per difficoltà linguistiche o di espressione:-D Guarda, ti dico come la vedo e vissuto io la questione, tutto il problema in realtà inizia quando uno scopre di essere stato preso in giro e per molti anni dando fiducia ai vari Illuminati o Maestri a dir si voglia. Io avevo studiato vicino a dei gentili Lama tibetani, poi sui tanti libri di Osho per poi passando sui discorsi col Maharshi, con Maharaj ecc. E non sapendo cosa aspettarmi non avevo aspettative di Illuminazione o altro (anche se nella presa di Rifugio si dice "fino all'illuminazione,ma è come con le lasagne, se non le ho mai assaggiate non posso aspirare a ciò che non conosco), anzi ho perso col tempo ogni aspettativa non solo in campo spirituale ma in ogni aspetto della vita, ed esattamente qui che iniziano i problemi: man mano si diventa passivi, cancellando ogni desiderio, forza di carattere e lasciandosi andare come una barchetta senza remi in balia della tempesta visto che abbiamo assorbito la convinzione che tanto non siamo né il corpo né la mente e il mondo non esiste, è pura illusione ecc. Così i fallimenti inevitabili, frutti di questo atteggiamento passivo diventano sempre meno dolorosi e con la certezza che tanto tutto è illusione e prima o poi ci sveglieremo, si passa oltre, forse rassegnati forse no, o si tenta di farlo. E se le condizioni di vita non sono favorevoli perché non hai una famiglia benestante/unita/comprensiva alle spalle oppure come nel mio caso, non hai proprio una famiglia perché non te la sei fatta e chi avevi è deceduto ecc. accade che ci si ritrova soli. Molto soli. Poi aggiungo che se le già citate condizioni sono ancor meno favorevoli come nel mio caso (altro che Fantozzi) si perdono i contratti, i Teatro non ti chiamano più, gli amici si girano dall'altra parte, finendo di conseguenza di perdere tutto, affetti ecc (perché poi quando la lavina inizia la sua discesa nessuno è in grado di fermarla né di proteggersi), beh uno si ritrova nelle condizioni di nullatenente e quasi homeless, magari-come nel mio caso-dopo aver passato tanti anni come musicista in Vaticano, nelle Basiliche romane e come docente di musica in Italia e in giro per il mondo. Sono fermamente convinto che siamo noi a fare delle scelte, a patto di essere determinati a reagire (ma se manca l'autostima è tutto inutile) e anche a non farle quando il carattere per qualche ragione si indebolisce e diventa tutto "indifferente". Ed è ciò che avevo sperimentato io. E ti senti, ti scopri inutile, avendo perso ogni dignità. Credimi non mi sto lagnando della mia sorte né cerco consolazione o comprensione. Ma avevo scritto tutto questo in maniera così schietta parlando di una vita in questo caso la mia, per far capire ai tanti rimbambolati dall'advaita e simili che è un conto usare la meditazione come puro esercizio che pare abbassi la pressione rafforzi il sistema immunitario ecc e dia un po' di pace dopo le tante chiacchiere udite nel corso della giornata: ed è un altra cosa immergersi nel Nulla, l'assoluto e dimenticare ogni altra cosa, compresi gli affetti. Che quando poi vi svegliate non in senso spirituale ma nel vero senso del termine, scoprendo che le persone che vi avevano amate all'improvviso non ci sono più, e rimanete con un pugno di mosche perché le vostre ben celate aspirazioni (cont.)





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  4. perché le vostre ben celate aspirazioni ad "ottenere l'illuminazione", il distacco sono andati a farsi benedire, allora lì, in quel momento capirete di aver perso tanto. Senza possibilità di recupero. Nella vita c'è una unica direzione e non è quella della retromarcia. Scusami caro Smoderatore se mi sono espresso così ma al contrario di molti, io ho sentito nelle tue parole rivolte a me affetto e comprensione. E il mio sentimento di timore di essere schiacciato dal tuo ragionamento inattaccabile è cambiato in gioia perché finalmente qualcuno, che forse se avevo letto bene aveva passato un periodo simile al mio, mi aveva capito. La tua fortuna è stata a mio parere di esserti risvegliato in tempo e di aver posto rimedio alla situazione grazie al tuo carattere forte (come quando avevi deciso di smettere di fumare, hai detto basta e così fu, senza ricadute e/o ripensamenti). Io posso solo ammirare la tua cultura, il tuo essere, ripeto geniale perché finora nessuno è riuscito a smontarti e la maggior parte dei tuoi oppositori è andata via con la coda tra le gambe, irritata e/o offesa. Sono settimane che mi stavo preparando a risponderti ma volevo essere "all'altezza" con un bel linguaggio poi mi sono detto, ma perché costruire, "fabbricare" un discorso, io sono questo e non siamo tutti istruiti. Ti confesso che lo stato più duro dopo aver capito certe cose è il periodo che segue il passaggio da credino al non credino. Io sono ancora incoerente perché ho tuttora curato le mie pagine pinterest dedicate ai maestri spirituali e al Maharaj. Li volevo cancellare, assolutamente. Ma mi è stato chiesto di non farlo, in ogni caso non sono più coinvolto in quegli argomenti se no cosa ti scrivevo a fare. Insomma ti avevo scritto di getto ora, con tutti gli errori grammaticali/lessicali di cui mi scuso in anticipo. Ho preso coraggio di farlo perché stavo leggendo qua e là riguardante il tuo Blog i vari commenti di gruppi buddhisti e non, dove avrei voluto far qualche commento poco piacevole in quanto nessuno di loro ha il coraggio di affrontati però sono tanto abili a parole senza venire qui e affrontare una reale discussione con te. Quel che però ti volevo segnalare (anche se non sono riuscito a risalire alla data degli articoli) è del signor Maestro MRA Ammonio, che dice in pratica che tu non sei una sola persona ma siete in quattro e che tutti e quattro siete suoi ex discepoli..cacciati da lui... :-D Ma quanto mi sono divertito a leggerlo :-D Le totali assurdità con le quali tenta di motivare il Vostro allontanamento! :-D ti aggiungo sotto l'articolo se non lo avessi letto già. È divertente davvero! Darei un anno di vita per poterti conoscere di persona e poterti ascoltare dal vivo (ne darei di più ma mi sono rimasti pochi), so che questo rimarrà un mio sogno ma avrei tanto da raccontarti, cose che qui in pubblico non è possibile trattare (ho già avuto le minacce da parte di qualcuno del Vaticano e l'ho pagata cara) così ti lascio la mia mail, per favore poi oscurala se puoi dal messaggio. Ti saluto con Rispetto e ammirazione, buona settimana nuova a te e tua gentile Signora! :-)
    ed ecco l'articolo, te lo incollo nel prossimo messaggio

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  5. http://ilcredino.blogspot.it/p/riccardo-mario-villanova-sammarco-e.html

    Ecco il primo! Uno spassoso Blog, che si definisce non a caso “il credino”. Quello che infatti è il titolo è il contenuto. Un polpettone melenzo di contenuti ripresi dal web per ridicolizzare e deviare i contenuti originali di vari autori che non sono in linea con la proprietà, ossia la Loggia Nera. Tutti gli autori che non rispettano le “linee guida” date dalla Loggia Nera vengono infangate e ridicolizzate. In pratica gli autori di questo blog sono soltanto pedine di energie pesanti in cerca solo di poteri materiali. Dissacrando i contenuti dei siti presi di mira, i mercenari in questione (sono quattro persone) vuole dare la sua fantasiosa direzione e chiave di lettura a lettori in cerca del circo mediatico. Si tratta in pratica di un esercizio di stile becero quanto di manifestazione di pura stupidità umana. Mi hanno fatto sapere che gli autori scellerati sono ex miei discepoli che ho cacciato via in quanto si erano permessi a mettere in vendita alcuni preparati alchemici per loro personali scopi ai quali, inoltre, io avevo detto NO alla loro comica richiesta di fare un “ordine militare segreto” per rivoluzionare l’Italia. Oggi questi 4 maghetti alla stregua di quelli che i manifesti da circo pubblicizzano nelle piazze di paese, si dimenano come possono cercando di calunniare e infangare colui che era il loro maestro d’Arte. Hanno addirittura inserito volutamente nella mappa e nella indicizzazione del loro blog, il clone della mia pagina rivisitata per dare più evidenza alla loro presunta scoperta. Si tratta di comiche rappresentazioni che però non sfuggono alla Giustizia divina e umana. Spero che tale pagina venga cancellata diversamente li tirerò in giudizio."

    Beh che ne pensi? Alla faccia dell'equanimità e della Compassione :-D
    Ciao da Attila Cs. Bankuti

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  6. Caro Attila,

    Sì, "Non siamo né il corpo né la mente e il mondo non esiste, è pura illusione" perchè così è molto più facile staccarsene quando più ci fa comodo onde evitare i dolorosi legittimi confronti con i "fallimenti inevitabili".

    Tu dici che: "tutto il problema in realtà inizia quando uno scopre di essere stato preso in giro".
    Ma preso in giro da chi?
    Perché è anche vero che tutto è iniziato quando per qualche motivo abbiamo cominciato a prenderci in giro da soli.
    I vari "illuminati" hanno soltanto incoraggiato la nostra follia, fornendo a quest'ultima un sicuro rifugio.
    Siamo noi che poi ci siamo rintanatii in questo 'rifugio', percorrendolo alla cieca in un circolo vizioso completamente egocentrico.
    Paradossalmente la soluzione al problema di essersi presi in giro da soli comincia proprio con lo scoprirlo.

    Mi duole ascoltare il tuo lamento di solitudine a seguito di questo disgraziato coma autoindotto. Un'efficace medicina (che ho preso in dosi massicce) è stata quella di prendermi in giro e ridermi addosso. Indubbiamente la mia fortuna è stata anche quella di non essere uscito da solo dal mefitico torpore, in questo sì, sono stato molto fortunato.

    La caratteristica principale di questo blog è proprio quella di parlare di nulla. Qui non c'è nulla da smontare, nulla da difendere, nulla da perdere. È per questo che la maggior parte dei credini che vengono qui in visita, vanno via con la coda tra le gambe, irritati e/o offesi perché, al contrario, a loro quel nulla sta troppo a cuore: hanno troppo da difendere, troppo da perdere.

    Grazie dell'articolo del signor Ammonio, è così totalmente assurdo e delusional... Avevi ragione, è spassoso. Se ti è possibile mandami il link.

    Ti esprimi in maniera efficace e molto comprensibile, non capisco quale sia la tua preoccupazione.

    A presto.

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  7. Caro Smoderatore, grazie per la tua risposta per me sempre di grande insegnamento e di saggezza, condivido ogni parola e pensiero da te espresso. Forse ti ricorderai, io nel mio primo intervento ti avevo accennato al fatto di sentirmi responsabile per tutto lo svolgersi della mia vita e miei fallimenti vari, non avevo specificato che anche la ricerca stessa è una mia responsabilità (come il farmi prendere in giro sa solo), quella sete di passare sempre oltre per trovare uno "più profondo", più "illuminato" e nel mio caso, anche persone, maestri più autentici. Sì è così, i vari maestri hanno semplicemente dato una mano a sviluppare una follia già presente in noi, la ricerca che parte dall'interno e per quanto si neghi a sé stessi, si ha dentro un desiderio di illuminazione o meglio, il raggiungimento di uno stato che porti al di là di ogni sofferenza attraverso il distacco, l'educazione della mente a considerare ogni cosa illusoria, la mente che sta facendo marameo alla mente dicendogli che non esiste. Guarda, avere compagnia e persone che ti sostengono durante la fase di liberazione (ovviamente sa ogni spiritualità) credo sia essenziale perché questo passaggio è tremendamente difficile, più anni si è passato nel coma e più duro diventa l'abbandono, ci si sente perdere il terreno sotto i piedi e ci si sente perduti, senza una base che sia la meditazione o una fede qualsiasi in cui appoggiarsi per affrontare le difficoltà che stanno sempre lì ma ora in modo molto più presente, reale, senza il velo dell'illusorietà. E vanno affrontate per forza. Forse proprio lì potrebbe nascondersi un cambiamento reale, un ritorno alla vita, affrontando ciò che si tentava di sfuggire e non considerare. Iniziando ad amare se stessi, cosa che per prima viene smontata durante il percorso di tipo advaita, perché se io non esisto ma sono un apparenza tridimensionale proiettata verso un mondo "esterno" illusorio, ma come si fa ad amarsi e considerarsi, chi dovrei amare se non esisto? E credo, riflettendo nel cuore della notte così in solitudine in un tempio (sì pare una contraddizione dopo ciò che ti avevo descritto ma è una soluzione puramente abitativa non avendo di meglio qui in terra magiara, incredibile ma vero) insomma che i guai iniziano nel sentirsi una nullità, che ogni cosa è senza senso e che in sostanza la vita è inutile. Tutti questi discorsi in soggetti più sensibili e deboli, insicuri di loro può causare enormi danni, cose di cui nessuno parla eppure sono tematiche che andrebbero affrontate e approfondite da psicologi e non, queste cose possono rovinare una vita. Sì tenendo sempre presente che abbiamo cercato noi tutto questo per sfuggire, per non affrontare, perché questa passività è ciò che più assomiglia alla tendenza comportamentale naturale di un individuo sotto rimbambimento spirituale. Ovviamente parto da me stesso ma avendo sentito di casi simili credo di non essere molto lontano dalla verità affermando questo.
    Ed ecco il sito che desideravi :-)

    https://www.mrariccardovillanova.it/langolodeiladroni.html

    Un saluto affettuoso, appena rientro continuerò a tormentarti con le mie nuove riflessioni :-D a presto! Attila

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  8. " Indubbiamente la mia fortuna è stata anche quella di non essere uscito da solo dal mefitico torpore, in questo sì, sono stato molto fortunato".

    Chi ti ha aiutato ad uscire dal mefitico torpore? Diccelo, magari aiuta anche noi.

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    1. La vicinanza di persone a me care che, per strade diverse, hanno intrapreso il percorso al contrario.

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  9. SEVERINO IN DIALOGO CON DEI GIOVANI
    (D = domanda; R = risposta)

    D – Cos’è la verità?
    R – La verità – definiamola in modo formale – è l’apertura di senso che è incontrovertibile, perché è l’unico senso che goda di questa proprietà: di essere ciò la cui negazione è autonegazione. Se ci fosse un bersaglio, tale che ogni freccia scagliata contro di esso fosse un auto-colpirsi, un distruggersi, allora quel bersaglio sarebbe l’assolutamente non colpibile. Non solo ogni freccia, ma ogni forza, ogni cosa che intendesse distruggerlo: se ci fosse una “cosa”, tale che ogni altra “cosa” gettata contro di essa fosse un negarsi, allora quella “cosa” sarebbe l’Innegabile.
    Ecco: per “verità” intendo appunto la struttura concreta che in concreto mostra la propria innegabilità: nel senso che ogni ‘no’, ogni negazione di essa è autonegazione. Allora essa sta in una solitudine sovrana, perché è l’Innegabile, l’Incontrovertibile …
    D – Quindi l’Incontrovertibile è dicibile…
    R – Certamente. Questo non vuol dire però che il dire sia un riuscire a esprimere.
    D – … o un riuscire a comprendere.
    R – O un riuscire a comprendere, certo: non si può dire che il linguaggio porti nella parola la trasparenza dell’Incontrovertibile. Il linguaggio, anzi, arrischia l’Incontrovertibile nell’equivoco. La dicibilità non ha nulla a che vedere con il sogno neopositivistico della costruzione di un linguaggio perfetto che tolga gli equivoci tra gli uomini.
    No, incontrovertibilità non vuol dire questo. Tutti gli uomini sono individui; e quindi il loro dialogo è essenzialmente un equivoco; e quindi è illusorio ogni tentativo degli uomini di buona volontà di mettere d’accordo l’umanità attraverso il dialogo. Questa sì che è “utopia” nel senso negativo del termine!. E’ impossibile capirci, per noi, in quanto individui! Se “dicibilità” vuol dire il capirsi fra individui, allora la verità ‘non’ è “dicibile”.

    (Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 235 – 236).


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  10. Ora, vedo nel tuo blog che più di qualcuno ti ha espresso con molta profondità i limiti del linguaggio e quindi del perchè in molte culture per cercare di definire la "verità" di cui si sta parlando usano immagini, allegorie, parole poetiche etc ma non hai fatto altro che cazziarli.
    Vedo anche che hai scritto molto per discreditare il vedanta, ma vedo anche che qualcuno con una certa preparazione ha anche cercato di difenderlo.
    Non capisco...al di là della veste religiosa o culturale differente, nella sua profonda riflessione il vedanta mi pare affermare ( anche se con un linguaggio diverso) le stesse conclusione di Severino: Shankara afferma con chiarezza nei suoi scritti che il Barhman non può essere negato dandone dimostrazioni e lunghe spiegazioni logiche ed esaustive, Severino ci parla dell’Innegabile, dell’Incontrovertibile e ci dice che "sta in una solitudine sovrana", sembra di sentire le upanisad.

    Perchè tutto questo pregiudizio e scherno nei confronti di tutto il pensiero orientale, perchè minimizzarlo e ridurlo ai minimi termini,
    perchè non ammettere che anche in esso vi sono profonde intuizioni e verità?

    Posso capire la critica, l'antidogmatismo, il taglio laico, la paura per le dinamiche settarie, la denuncia di molti pricolosi cosiddetti maestri etc., ma non capisco la ridicolizzazione di dignitose e profonde filosofie come quella zen o vedanta etc, questo mi pare scorretto.

    Così come non capisco il criticare a tutto spiano qualsiasi sentieri cosidetto "spirituale".
    Un conto è criticare certe sette di folli, un conto è se parliamo di tecniche o pensieri che portano l'uomo ad una profonda maturazione e saggezza.
    Mi una posizione molto semplicistica e comoda che nega l'impegno all'approfondimento.
    Certo negare tutto e mettere tutto sullo stesso piano è molto facile...ma molto scorretto.

    Vedo che si parla della "spiritualità" ( che dovremmo definire meglio) come "impostura", "associazione a delinquere" etc.

    ma sei proprio sicuro che sia sempre così? Non ti pare di essere un tantino superficiale e frettoloso nelle conclusioni?

    Non combattiamo l'impostura ( presunta ) con la scorrettezza!

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    1. Ciao Mefisto, bentornato.

      Sì, devo ammettere che la profonda "verità" riscontrabile in tutto il pensiero orientale è che in esso vi sono profonde intuizioni, sensazioni, presentimenti, supposizioni, ipotesi, congetture, astrazioni, ecc...

      Se l'innegabile e incontrovertibile "verità" sta su un trono in totale solitudine sovrana, il volerla comunicare cade inesorabilmente in equivoco e diventa non dicibile: il dicibile è non-dicibile.
      Per cui ammettere che questa "verità" sia profonda o minimizzarla e ridurla ai minimi termini stanno irrimediabilmente sullo stesso piano.

      La "verità" la si illustra come più ci fa comodo, la si dipinge con i propri colori.
      Usare tonalità di colori diversi diventa "scorretto".
      Le sette folli, i molti pericolosi cosiddetti maestri, le dignitose e profonde filosofie si vestono dello stesso tessuto dicibile-non-dicibile.
      (Per quanto riguarda i vestiti nuovi dell'Imperatore, è una questione di portamento...)

      Le immagini, le allegorie, le parole poetiche rimangono immagini, allegorie parole, parole, parole...
      L'atto provocatorio di ricordare a qualcuno la natura di tali parole può essere interpretato come una scorrettezza, una cazziata, oppure come uno sfottò, una canzonatura. Negare tutto e mettere tutto sullo stesso piano è facile tanto quanto dire: "È dicibile, ma non è dicibile."
      In tutto ciò non c'è nulla di scorretto, c'è solo qualcosa di personale: tutto dipende da quanto si è investiti.

      Sulla concezione della "verità" come struttura incontrovertibile in solitudine sovrana, c'è ben poco da dire, ma quando si crede di potersi trovare in completa solitudine al suo cospetto per poi perdersi nel non-dicibile del linguaggio, allora siamo tutti sulla stessa barca, e di dicibile ce n'è, eccome...

      Questa presunta verità di "profonda maturazione e saggezza" è il "dicibile" e le tecniche e i pensieri che "portano" l'uomo ad essa sono il non-dicibile, ovvero "delle scale, dei cammini, dei sentieri, che, in quanto percorsi al di fuori della verità, non ci portano assolutamente a destinazione."

      O ci sei, o ci fai.

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  11. Mefitico Torpore01/10/18, 17:41

    Credo che tu ti rivolga ad un altro Mefisto, ho scelto come nick "Mefisto" ispirato dal "mefitico torpore" di cui parlavi.
    Uso come Nick "Mefitico Torpore" così da differenziarmi da altri.

    Per quello che ho studiato del pensiero orientale credo si possa dire che non si limiti solo a "intuizioni, sensazioni, presentimenti, supposizioni, ipotesi, congetture, astrazioni, ecc"...
    Il pensiero orientale non è solo quello "mistico" o "spirituale" che dir si voglia,è fatto anche di logica, grammatica, medicina, estetica etc. etc.
    Al giorno d'oggi tra l'altro ci sono anche pensatori o filosofi indiani che si distaccano dalla filosofia tradizionale ma sempre di pensiero orientale stiamo parlando.
    Ma anche nella parte mistica le tecniche e le realizzazioni che molti orientali raggiunsero nelle loro ricerche sono oggi guardate con grande interesse dalla psicologia, medicina e neuroscienze occidentali.

    Seguendo in senso stretto il tuo ragionamento è vero che ammettere che questa "verità" sia profonda o minimizzarla e ridurla ai minimi termini stanno irrimediabilmente sullo stesso piano.

    Ribadisco però che, al di la di "verità" e di "incontrovertibile",
    un conto è criticare certe sette di folli, un conto è se parliamo di tecniche o pensieri che mirano ad edificare l'uomo, ad innalzarlo a livello morale, a sensibilizzarlo, a renderlo più sano, pacifico, positivo etc etc.

    Si, Severino così come anche altri sul fronte orientale credono che le tecniche e i pensieri che "portano" l'uomo alla "verità" sono "delle scale, dei cammini, dei sentieri, che, in quanto percorsi al di fuori della verità, non ci portano assolutamente a destinazione."

    Qui però io mi sono sempre sentito sinceramente dubbioso.
    Ossia dal punto di vista rigorosamente intellettuale o logico in base ai presupposto sembra non faccia una piega, ma in concreto, praticamente come la mettiamo?

    Quante persone riescono davvero a leggere e seguire i ragionamenti di Severino? Solo loro raggiungerebbero la "verità"?
    Severino stesso non ha avuto un suo personale percorso di vita che lo ha portato alla "verità"?
    Se quest'ultima è indicibile e tutte le scale, i cammini, i sentieri non ci portano a questa destinazione perchè si sostiene ( leggendo Severino è questo che emerge) che parallelamente è sempre a questa ridondante "verità" che dovrebbe portare la filosofia tutta e soprattutto la filosofia di Severino stessa?
    Non è anche questa parte del dicibile a compartecipare con altre scale, cammini e sentieri o ad essere essa stessa una scala, un cammino, un sentiero?

    Da un po vanno di moda questi maestri che dicono: tu sei già la verità, sei sempre stato la verità, ti basta sapere questo è sarai libero.
    Tutti i sentieri ti portano solo al di fuori di te, non seguire nessuno ( a parte me che sono la verità e quindi non sbagli) etc etc.
    Poi coloro che seguono questi maestri ascoltano le loro conferenze, leggono i loro libri, ascoltano delle loro indicazioni, si riuniscono in gruppi etc etc.
    Allora che differenza c'è dagli altri?
    Non hanno bisogno anche questi maestri di indicare un cammino, di scrivere o parlare ( altro che indicibile) e questi adepti di seguire un sentiero, di usare una scala?

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    1. Mefitico Torpore01/10/18, 17:42

      Il punto è Smoderatore che nessuno di noi nasce con la scienza infusa, quindi nessuno "ci è" ma solo se "fa" può essere che "ci sarà".

      Inutile che mi dicano che in certe cosiddette vie loro non fanno nulla e partecipano già direttamente della verità senza sentieri o scale: baggianate!
      Anche loro come gli altri fanno qualcosa anche se pensano di no o quanto meno hanno sicuramente fatto qualcosa per arrivarci.

      Tutti noi abbiamo bisogno nella vita di seguire dei sentieri: mutiamo, cresciamo, cadiamo e ci rialziamo, maturiamo grazie a stimoli, esperienze, sofferenze e riflessioni, certe letture, certi viaggi, certi incontri possono cambiare il nostro modo di vedere etc.

      Ci sono tecniche, filosofie che semplicemente vogliono e possono essere una indicazione, una bussola, una facilitazione nel cammino che ci vuole condurre a diventare più saggi e magari in questa saggezza intravedere questo "incontrovertibile".
      Per quanto mi riguarda mi pare già sufficiente la saggezza.

      Io non credo che il sapere che siamo già nella verità o intuire l'incontrovertibile teoricamente attraverso una riflessione ontologica siano cose che abbiano il potere di guarirci dai nostri istinti, dagli effetti della nostra ignoranza e da ciò che ci angoscia seduta stante.

      Ci vogliono cose molto più concrete per guarire.

      Poi per carità, da qui a dire che mi vanno bene le istituzioni religiose, le dinamiche settarie, i fanatismi, il dogmatismo e la mancanza di senso critico ne passa di acqua sotto i ponti.

      Ma mi sembra che al giorno d'oggi possiamo attingere a certe filosofie, tecniche e pratiche prendendone i benefici "curativi" senza compromettersi con sette, farsi plagiare da falsi maestri, accettare dogmi o diventare fanatici.
      Io sono convinto che molte pratiche o tecniche che derivano dalle filosofe orientali portino a ottimi benefici e possano essere un serio aiuto se insegnate e imparate bene.

      Un esempio personale.
      Anni fa seguii dei corsi di hatha yoga.
      Provai alcuni insegnanti e quello che mi piacque di più aveva studiato in India con uno yogi di Madras stimato da tutti nell'ambito che da 20anni aveva fatto voto di silenzio, lunghi dreadlock e lunga barba bianca, quasi in perenne digiuno ma sempre felice.
      C'era un gruppo di persone in Italia che seguiva i suoi insegnamenti ( pi pratici che teorici).
      Fui anche invitato ad un loro ritrovo ma non ci andai per la mia tendenza spiccatamente anti-istituzionale.
      Comunque sia questo mio insegnante non mi fece mai pressioni, esprimeva le sue idee ( anche un po strane) ma finita la lezione ognuno per la sua strada.
      Quello che a me interessava era imparare da un bravo insegnante certe tecniche pratiche che mi portassero ad acquietare il mulinello mentale, a placare le angosce e le ansia, raggiungere un maggior equilibrio psico-fisico e ad entrare in questi benedetti stati meditativi di cui tanto di blatera.
      Lo Yoga mi attraeva di più rispetto alla psicoterapia occidentale.

      Devo dire che fu un bravissimo maestro, molto tranquillo, lezioni faticose e intense ma le tecniche che mi insegnò mi aiutarono molto a suo tempo e ancora porto quelle realizzazioni dentro di me come risorsa nei momenti difficili.

      Lui non l'ho più visto e per varie questioni di vita non credo andrò più a lezione da lui.
      Una volta lo incontrai per strada ma non cercò di farmi tornare o cose simili.

      Poi c'è gente meno anti-istituzionale di me e meno antidogmatica che magari per un periodo della sua vita sceglie di seguire un sentiero tradizionale frequentando ad esempio un tempio buddhista tibetano.
      Ne ho conosciuti e alcuni di loro mi sono sembrate persone molto serene e per nulla settarie o fanatiche.

      Poi c'è chi entra in gruppi veramente fanatici o in sette pericolose e rimane vittima di plagi e magari di soprusi.

      Sta a noi la capacità di discernere ma certamente non si può fare di tutta l'erba un fascio.

      Un saluto!





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    2. No, mi rivolgevo a te che hai scelto come nick "Ragnar" per commentare su Créme Karma.

      Quindi, dal punto di vista rigorosamente intellettuale o logico il fatto che percorsi e sentieri, in quanto al di fuori della verità, non ci portano assolutamente a destinazione sembra non faccia una piega.
      Ma in concreto, praticamente sei sempre stato dubbioso? Eh?
      In concreto, praticamente come la mettiamo?
      Come la mettiamo...?

      Importa veramente quante persone riescono a leggere e seguire i ragionamenti di Severino?

      E comunque, no. Neanche loro raggiungerebbero la "verità", stando quest'ultima in una solitudine sovrana.
      Se c'è verità è perché noi ci siamo originariamente dentro, non perché usiamo delle scale. Se siamo nella non verità, alla verità non potremo mai arrivare.
      Come avrebbe fatto quindi un percorso a portare Severino alla "verità"?

      Lo Yoga ti aiuta nei momenti difficili? Se funziona, buon per te: non smettere.

      Non c'è nient'altro da dire riguardo a: "tu sei già la verità, sei sempre stato la verità, ti basta sapere questo è sarai libero." Letteralmente: non c'è nient'altro da dire!
      Il problema è che la gente non capisce. Se capisse, sarebbe già libera.
      Ma siccome non capiscono, allora continuano ad ascoltare le loro conferenze, a leggere i loro libri, a seguire le loro indicazioni, a riunirsi nei loro gruppi.
      Questi individui lo sanno bene (ma anche no) che le persone non capiscono questo concetto, perché fondamentalmente in fin dei conti il messaggio, in sé, non le soddisfa.
      "Ci deve essere un modo... Deve esserci!"

      Le persone che ti dicono che non fanno nulla e partecipano già direttamente alla verità senza sentieri o scale... Buon per loro, echissenefrega!

      Se tu credi che anche loro come gli altri facciano qualcosa anche se pensano di no o quanto meno hanno sicuramente fatto qualcosa per arrivarci... Ah! Ci sono arrivati?

      Tu sembri credere veramente di poter seguire un sentiero che ti faccia intravedere questo "incontrovertibile". Beh, buona fortuna!

      Mi duole dirtelo, ma né il sapere che siamo già nella verità o intuire l'incontrovertibile teoricamente attraverso una riflessione ontologica, né seguire sentieri concreti per guadagnare un briciolo di saggezza possono far passare il mal di vivere o possono guarirci "dai nostri istinti, dagli effetti della nostra ignoranza e da ciò che ci angoscia seduta stante." Sorry.

      Sono d'accordo con te: sta a noi la capacità di discernere, e sicuramente, quando si parla di scale, cammini, sentieri, percorsi, vie, per intravedere l'incontrovertibile certamente si può fare di tutta l'erba un fascio.

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  13. Non sono ne Ragnar, ne Mefisto, ne Mefitico Torpore ma Samu!!!

    "Se c'è verità è perché noi ci siamo originariamente dentro, non perché usiamo delle scale. Se siamo nella non verità, alla verità non potremo mai arrivare.
    Come avrebbe fatto quindi un percorso a portare Severino alla "verità"?"
    Ma perchè, mi vien da dire, se ci siamo dentro ed è cosi palese questa verità quasi nessuno la capisce?
    Ammettiamo pure che ci siamo dentro, a rigor di logica fila che è una meraviglia, ma non è così scontato invece il capirlo, figuriamoci il realizzarlo.
    Mi pare che questa "verità" è come se dovesse essere ricordata poichè per qualche ragione ce ne siamo dimenticati, è come se fosse lì sempre con noi ma sia velata e quindi debba essere svelata.
    Per far questo ci vogliono delle prese di consapevolezza, delle riflessioni, delle maturazioni che derivano anche dalla ricerca, dal seguire certi sentieri o scale.
    Certo crediamo di avere perso qualcosa che invece è qui con noi, ok ma dobbiamo imparare a vedere che è qui con noi poichè evidentemente la normalità è che nessuno se ne accorge e anche se glielo di dice non basta certamente a realizzarlo.
    Non credo Severino parlasse nei medesimi modi in fasce, al Liceo, agli albori dei suoi studi filosofici etc.
    Ciò che oggi Severino ci dice sulla "verità" è frutto di anni di studi e riflessioni filosofiche, di profonde meditazioni filologiche sui testi greci, in particolare su Parmenide.
    Come vedi ha seguito un suo percorso, un suo sentiero che lo ha portato fino all'intuizione ontologica dell' "incontrovertibile."
    Facile ora che lo ha capito intelettualmente ( ma lo avrà anche realizzato?) dire che se si è nella verità non si segue nulla e non ci si serve di nulla.
    Chissà come mai allora Severino parla tanto di queste cose, scrive molto di queste cose e si perde in fiumi di cose dicibili; a rigor di logica dovrebbe non-dire.
    Forse a questo punto sono più coerenti quegli eremiti che raggiunto il fine della loro ricerca fanno voto di silenzio,
    oppure quello che si vuole rappresentare con Shiva Dakshinamurti, che istruiva nella conoscenza del Parabrahman col silenzio.

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  14. Sta di fatto che la meditazione che viene tanto schernita, almeno un certo tipo di meditazione, a questo dovrebbe portare se insegnata e fatta bene: ossia un silenzio interiore sempre più concentrato, profondo e nitido per lasciare spazio alla percezione in tutta la sua pienezza soverchiante di quello che lo stesso Severino indica come l’Innegabile, l’Incontrovertibile", che non è altro che l'energia vitale che ci sorregge la realtà.
    Solo che un conto è capirlo con la testa, un conto è realizzarlo concretamente a livello psico-fisico.
    Questa è la differenza tra la filosofia ( che rischia di ridursi a mera speculazione mentale) e le tecniche pratiche ( in particolare legate alla respirazione).
    L'una rimane concettuale, l'altra porta alla concretizzazione, alla realizzazione in senso itimologico, ossia al "rendere reale" l' "incontrovertibile".
    Anzi permettimi una precisazione: l'"incontroverbile" è palesemente reale, siamo noi che nell'ignoranza e nella dimenticanza, in questa miopia, viviamo di "irrealtà" create dai nostri filtri mentali che sovrapponiamo tra noi e l'immanente unica palese realtà.
    Certe tecniche non vogliono essere altro che un modo di far cadere queste "irrealtà" per lasciare spazio all' "incontrovertibile relatà" che è sempre stata e sempre sarà qui come li fuori. Niente di trascendente in tutto ciò!
    Ritornado alla "verità" di cui si stava parlando, se leggo alcuni brevi biografie di alcuni dei maestri che dicono "tu sei già la verità, sei sempre stato la verità, ti basta sapere questo è sarai libero." , oppure che dicono appunto che le le scale, le vie etc. non portano a nulla, vedo però che anche loro hanno seguito per dei periodi maestri, pratiche, sentieri, filosofie, hanno cambiato, hanno riflettuto e... hanno scelto.
    Mi permetto di fare un esempio tra tanti, quello dell'anti guru e anarchico U.G. Krishnamurti di cui per altro ho letto molto anni fa e che, anche se con delle riserve, trovo realmente di interesse.
    Innanzitutto era di casta brahmanica ( e sappiamo cosa vuol dire esserlo in India), suo nonno era un teosofo che conobbe la Blavatsky, da piccolo ebbe continui contatti con monaci dell'ordine di Ramakrishna che andavano in visita nella sua casa per incontrare il suddetto nonno.
    Tra i 14 e i 20anni praticò yoga e austerità sotto la direzioni del famoso yogi Shivananda, andò ad incontrare Ramana Maharshi, l'illuminato di Turivannamalai che conquistò lo stesso Jung, per 7 anni frequentò Jiddu Krishnamurti, nel frattempo studio il pensiero occidentale si separò dalla moglie, visse come un barbone per un periodo a Londra ( se non avesse avuto l'ospitalità della Ramakrishma Mission di Londra chissà che fine avrebbe fatto)... etc etc.
    Ad un certo punto arrivò allo "stato naturale" per mezzo di quello che lui chiamò la "calamità" e da li cominciò la sua carriera di anti-guru del non-culto.
    Non mi pare proprio che non abbia seguito dei maestri ( Shivananda per 7 anni e Jiddu Krishnamurti per altri 7 anni, quindi minimo 14 anni!), dei sentieri ( yoga, vedanta etc...), non abbia fatto niente ( continue ricerche, incontri con maestri, viaggi, studi), non abbia usato scale et. etc.
    Se ad un certo punto si è buttato tutto alle spalle arrivando ad una risoluzione definitiva della sua ricerca direi fantastico ( dico sul serio), ma sputare sul piatto su cui aveva mangiato per anni e far finta che nulla sia esitito mi pare scorretto.

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  15. "Non c'è nient'altro da dire riguardo a: "tu sei già la verità, sei sempre stato la verità, ti basta sapere questo e sarai libero." Letteralmente: non c'è nient'altro da dire!
    Il problema è che la gente non capisce. Se capisse, sarebbe già libera."
    Il punto è che sono veramente in tanti a non capire, probabilmente perchè come sospetto io non basta pensare di essere già dentro la verità per farne una realizzazione.
    Essere libero vorrebbe significare essere libero da ciò che ci soffoca, dai mali che ci consumano, ma come può solo il fatto di pensare di esserlo a dare un effetto concreto nel vissuto?
    E' come quando i cristiani dicono che Cristo è morto per i nostri peccati e ha vinto la morte con la sua resurrezione: peccato però che tutti continuiamo a peccare ( anche io ) e tutti moriamo senza risorgere ( penso che sarà anche la mia triste fine, spero solo non in una casa di riposo nel vortice della demenza senile).
    "Alla fine dei tempi risorgerai " dicono. No, mi spiace, non mi fido.
    Per questo mi paiono più realistiche e autentiche delle tecniche o delle situazioni che portino a degli effettivi cambiamenti concreti all'interno di un ragionevole lasso di tempo, per raggiungere in questa vita una certa realizzazione e saggezza, altrimenti non servono a nulla!
    Non sono sicuro "di credere veramente di poter seguire un "unico" sentiero che mi faccia intravedere questo "incontrovertibile"", soprattutto non sono sicuro che sia l'incontrovertibile di tipo intelletual-ontologico di Severino che mi interessa.
    Credo che certe tecniche diano beneficio e siano propedeutiche per educarci a sensibilizzarci alla percezione di aspetti della realtà più profondi, ma credo che questo si affianchi anche ad errori, incontri, stimoli, fortune che col tempo vanno a formare una nostra personalità più matura ( sempre che cià avvenga).
    Sono sicuro però che tutti coloro che hanno un'inclinazione alla ricerca filosofica da un lato o verso una maturazione psico-fisica dall'altro debbano per forza di cose mettersi in ricerca e seguire dei cammini di investigazione, delle pratiche di approfondimento, riflettere, sperimentare, imparare.
    Come si suol dire nessuno nasce imparato.
    Da un certo punto di vista anche lo stare a riflettere sulla "verità" o le elucubrazioni di Severino sono comunque un fare qualcosa, a livello intellettuale, ma è pur sempre un servirsi di pensieri, logiche etc. etc.
    Forse i sentieri a cui faccio riferimento non possono far passare il mal di vivere, non possono guarirci "dai nostri istinti, dagli effetti della nostra ignoranza e da ciò che ci angoscia seduta stante.", ma possono portarci a vederle e ad affrontarle in un modo differente, direi anzi che sarebbe già tanto il riuscire a non farsi inghiottire da esse.
    Basti pensare come una certa etica, una determinata formazione possono influire nel portare un bambino a diventare un certo tipo di uomo o meno.
    Certo sono tanti i fattori che confluiscono nel creare una determinata personalità, ma da che mondo è mondo anche il senso comune ci dice che certe cose fanno bene e altre no, che certe cose fanno passare il male e altre no e così via.
    Su di un piano più adulto e di ricerca più profonda valgono bene o male le stesse cose e i sentieri "saggi", la "pedgogia adulta" per cosi' dire (che al di là di credo e cultura nel lor aspetto tecnico mi paiono assomigliarsi molto) vogliono essere come medicine, essere propedeutiche ad un miglioramento .
    Magari non vinceremo tutti i nostri istinti, non tutta la nostra ignoranza o l'angoscia latente, ma quantomeno daremo più spazio a lati più benefici, più positivi, più creativi de noi stessi e della vita.
    Riuscire anche solo a diminuire la violenza che facciamo verso noi stessi e verso gli altri , sarebbe già una grande conquista.

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  16. Certo è vero che le tecniche o le pratiche di cui parlo derivano da ambiti "credini", ma è anche vero che prima della formazione di un pensiero libero, laico e razionalmente critico come quello che ha portato anche te a prendere le tue posizioni e a coniare e speigare la "credinaggine" il mondo tutto era, e in grandissima parte, è ancora "credino".
    Anche Einstein era credino di fatto ( credeva in un sacco di cose spirituali, era affascinato dalla mistica indiana etc.) ma in quanto scenziato è da prendere in considerazione senza esitazione.
    Cosi' come certe filosofie, tecniche o pratiche, che pur formandosi in ambienti "credini", hanno una loro portata benifica e saggia al di là delle loro appartenenze religiose e culturali; tanto è vero che certe tecniche di respirazione sono presenti con la stessa fenomenologia sia in ambienti sufi islamici, yogici hinduisti, buddhisti, nell'esicasmo ortodosso etc etc. che dal punto di vista dottrinale si differenziano moltissimo, anzi in certi casi sono agli antipodi.
    Purtroppo i risultati di certe pratiche sono poi stati venduti e messi al servizio del potere religioso dominate che le ha sempre imprigionate dentro la propria dottrina e teologia ed intrise di "sensazioni, presentimenti, supposizioni, ipotesi, congetture, astrazioni, ecc..."
    Se medito, medito perchè mi fa bene adesso e perchè ne deriva una approfondimento concreta della realtà ( ossia di ciò che di fatto c'è in me e intorno a me, non in mondo paralleli, in mondi futuri o in dimensioni trascendenti.)
    Per me non vi è nulla di trascendente ma tutto è palesemente immanente, ma osservando questa sconfinata immanenza noi proiettiamo su di essa mille interpretazioni, mille congetture, mille filtri.
    Credo che correggere questo sguardo deviato per scrollarsi di dosso tutti questi fardelli sia il fine che si dovrebbe prefiggere ( anche con le sue tecniche) un autentico percorso di maturazione.
    Mi viene in mente quello che ci rammentò quel folle baffone crucco di Friedrich Nietzsche:
    "Vi scongiuro, o fratelli, siate fedeli alla terra, e non credete a coloro che vi parlano dl speranze ultraterrene! Essi sono dei manipolatori di veleni, sia che lo sappiano, o no.Sono degli spregiatori della vita, dei moribondi, degli intossicati dei quali la terra è stanca: se ne vadano in pace!"
    Se quando si parla di scale, cammini, sentieri, percorsi, vie, per intravedere l "'incontrovertibile" certamente si possa fare di tutta l'erba un fascio io non credo Smoderatore, ma vedo che per te è così poichè sono tutte cose irrimediabilmente sul stesso piano "credino".
    Per me invece la violenza degli omicidi di Charles Manson e la compassione buddhista non sono sullo stesso piano; così come la non violenza gandhiana non è sullo stesso piano della Jihad dei terroristi islamici, così come la pace a cui porta l'autentica meditazione non è paragonabile ai soprusi sui minori di certi falsi guru; così come il maestro amorevole che come un padre con un figlio aiuta a crescere e a divenire sana e indipendente una persona non è paragonabile al cosiddetto maestro ciarlatano che sfrutta gli adepti per sesso, ricchezza e potere; così come personalità "credine" come Thich Nhat Hanh o il Dalai Lama ( entrambi nobel per la pace) non sono paragonabili a certi pseudo guru indiani, stregoni e compagnia bella ne per stile, ne per fini, ne per il succo del loro messaggio che è inbevuto di sencera compassione e si augura solo la pace.
    Vale la pena mettere tutto nello stesso calderone?

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  17. Eh si in autunno ho sempre un ciclico periodo di riflessione e così mi sono detto: cosa avrà scritto di bello lo Smoderatore?
    Devo dire che certe cose che scrivi mi stimola sempre la voglia di commentare.
    L'anno scorso ci eravamo scornati per bene sul vedanta ah ah ah...
    Come vedi non ho fatto il blog sul cervello di budino con la cornice di cardamomo...
    Ed Ex-A come sta? Sempre convinto del suo filtro dell'ipnosi?
    Mi aveva scritto cose interessanti sulle tecniche della psicoterapia occidentali, peccato non aver avuto la forza di approfondire...

    Ciao!

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    1. Come sto? Devo dire che me la sono passata male dopo essere stato “atterrato” con la tua “mossa finale”, nel post Advaita: e chi se l'aspettava la mossa del budino che si squaglia !! Però la vita va avanti, ed è giusto così.

      Filtro dell'ipnosi? Tu hai preso coscienza del tuo? O sei ancora avvolto dalla nube della non conoscenza e dell'incosapevolezza?

      Che tema spinoso quello della verità! Ognuno ha la propria (purtroppo o per fortuna). Quella intellettuale serve a ben poco. Poi c'è quella delle pratiche e dei persorsi: esperenziale, concreta, che si fa corpo e carne, e che i vari maestri ci aiutano a scoprire. E questa è un fatto....forse. Perchè “quel folle baffone crucco”di Nietzsche, oltre a dire di rimanere fedeli alla terra, dice anche che non ci sono i fatti, ma solo interpretazioni (ricominciamo con i filtri?).

      Allora “che cosa è allora la verità? - si chiede Nietzsche - “ un esercito in movimento di metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve, una somma di relazioni umane, che sono state poeticamente e retoricamente ingigantite, trasposte, ingioiellite, e che, per essere state usate a lugo, appaiono ad un popolo salde, canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui si è dimenticato che sono tali”.

      Lo Yoga ti attrae di più rispetto alla psicoterapia occidentale? Che male c'è, visto che ti fa stare bene e ti fa scrivere così tanti bei e profondi pensieri: l'albero non si giudica forse dai suoi frutti?

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    2. Anche io ci ho messo un po a riprendermi dall tua contromossa, mal comune mezzo gaudio!
      Forse sono ancora avvolto dalla nube della non conoscenza e dell'incosapevolezza, ma conoscenza di cosa e che tipo di conoscenza? Incosapevolezza di cosa e che tipo di inconsapevolezza?
      Il tuo filtro dell'ipnosi invece mi ha convinto solo in parte, ossia potrebbe essere vero se riferito a certe tecniche e in certi ambiti ma non in tutti i casi.
      Scrivevo il 3 Ottobre: " Sta di fatto che la meditazione che viene tanto schernita, almeno un certo tipo di meditazione, a questo dovrebbe portare se insegnata e fatta bene: ossia un silenzio interiore sempre più concentrato, profondo e nitido per lasciare spazio alla percezione in tutta la sua pienezza " , "dell'energia vitale che sorregge la realtà."
      Le asana o in particolare le tecniche respiratorie che aiutano a calmare la mente e rilassare il corpo per lasciare emergere lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente, perdonami ma non mi sembrano tecniche di auto ipnosi o un metodi con fini ipnotici ma anzi, permettono di procedere nella direzione opposta all'ipnosi, ossia verso una nitida e naturale consapevolezza della realtà per quello che è.

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    3. Ho parlato di U.G. Krishanmurti dicendo che in passato lessi molto di lui ( fu forse un po un maestro), mi permetto di citarlo in questo frangente.
      "Quando l'organismo si è liberato dalla stretta mortale del pensiero, ogni vostro tentativo di creare pace e armonia produce soltanto confusione e violenza. Sarebbe come ricorrere alla guerra per portare pace in un mondo che è già pacifico per conto suo."
      "Il controllo sul corpo, esercitato dal pensiero, ha distrutto negli esseri umani la possibilità di diventare completi in se stessi."
      "Il pensiero non è lo strumento idoneo per vivere in armonia con la vita che ci circonda."
      "Noi pensiamo di sapere molte più cose di quante ne sappia il nostro corpo, e questo è il motivo per cui gli abbiamo creato tanti problemi. Il corpo sa tutto quello che deve sapere. Non ha bisogno di imparare niente da noi. Se potessimo capire questa semplice relazione che esiste tra il pensiero e il corpo, allora probabilmente lasceremo il corpo funzionare da solo. Il pensiero può soltanto creare problemi, non può aiutare a risolvere problemi. Nella sua essenza il pensiero è fascista. È un meccanismo che vuole controllare tutto ed è interessato principalmente alla sua sopravvivenza, ma è fondamentalmente in opposizione con il funzionamento di questo organismo vivente."
      "L'intelligenza straordinaria dell'organismo biologico è tutto quello che serve per vivere, ma noi usiamo continuamente il pensiero per interferire in ogni momento col naturale funzionamento dell'organismo."
      "L'organismo vivente è come un computer dotato di un'intelligenza straordinaria, che funziona un po' come un registratore. Il registratore non si chiede mai: «Com'è che funziono?». [...] Ma voi state a porvi domande in continuazione."
      "Se noi usiamo lo strumento del pensiero per cercare di raggiungere l'impossibile meta di una felicità permanente, la sensitività del corpo viene compromessa."
      "La funzione del cervello in questo corpo consiste semplicemente nel prendersi cura delle necessità dell'organismo fisico e nel mantenere la sua sensitività, mentre il pensiero, con la sua continua interferenza con l'attività sensoriale, distrugge la sensitività del corpo. Qui sta il conflitto."
      "Al corpo non interessano le esperienze che la mente cerca."
      "Il cuore non sa che sta pompando il sangue. Non si chiede mai: «Mi sto comportando bene?». Funziona e basta. Non si domanda: «C'è un qualche senso in quello che faccio?»."

      Direi interessate no?
      Adoro quando dice "Nella sua essenza il pensiero è fascista"...fantastico!
      C'è uno yoga che probabilmente è auto-ipnosi è motodi di meditazione che essi stessi sono auto-ipnosi o qualcosa del genere,
      ma invece ci sono modi di utilizzare le asana, modi di usare il respiro e tecniche di meditazione che invece di portare verso il raggiungimento di uno "stato alterato", un "fine spirituale", un controllo finalizzato di qual si voglia tipo,
      mirano all'opposto. come dicevo, ossia a calmare ( non combattere, controllare o estinguere) la mente e rilassare il corpo per lasciare emergere lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente.
      In questo caso, ripeto, non mi sembra si tratti di tecniche di auto ipnosi o metodi con fini ipnotici ma anzi, sono tecniche, accorgimenti per procedere nella direzione opposta all'ipnosi, ossia verso una nitida e naturale consapevolezza della realtà per quello che è.

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    4. Sono completamente d'accordo con te: la verità "intellettuale serve a ben poco. "
      Per quanto riguarda il teutonico sifilitico pazzo Nietzsche ( che considero in parte essere stato una sorta di maestro, anche se ho delle riserve), condivido appieno la tua citazione e ciò che dice sulla "verità".
      Si è vero ci sono le " interpretazioni", io le chiamo le "irrealtà".
      Mi permetto di utilizzare Il Crucco per approfondire questo tema.
      Alla domanda cosa è una parola? il Baffone risponde:
      "la raffigurazione in suono di uno stimolo nervoso".
      La parola, quindi, è una metafora e finanche derivata , dal momento che un primo passaggio metaforico si è avuto con la trasposizione dello stimolo nervoso, dovuto alla percezione della cosa, in immagine.
      Nietzsche continua: "Noi crediamo di sapere qualcosa delle cose stesse quando parliamo degli alberi, dei colori, della neve e dei fiori e tuttavia non possediamo niente altro che metafore delle cose, che non corrispondono affatto all'essenze originarie." Solo dimenticando questa sua attivitа metaforica, creatrice, l'uomo può arrivare a credere di possedere la veritа come adeguata espressione della realtа, così come viene insegnato dalla tradizione metafisica (veritas est adaequatio intellectus ad rem ) e recepito dal senso comune. La realtа che incontriamo, e che pensiamo di conoscere attraverso giudizi "veri" sulle cose, si presenta allora come una "enigmatica x" che viene trasposta arbitrariamente in stimolo nervoso (percezione), in immagine (rappresentazione) ed infine in suono (parola).

      Il Messaggero dell'Anticristo ribadisce che e' importante sottolineare come questa "enigmatica x" costituisca "l'orizzonte cosale in riferimento a cui si struttura la certezza soggettiva" , cioè la base da cui necessariamente parte l'attivitа metaforica dell'uomo. Senza quella x non c'è percezione; senza percezione non c'è attivitа poietica sui dati percettivi, indispensabile per la costruzione dei giudizi veri quindi della certezza soggettiva.

      Il Filosofo del Sospetto continua: "Tutto ciò che distingue l'uomo dall'animale, dipende da questa facoltа di dissolvere le metafore intuitive in uno schema, quindi di risolvere un'immagine in un concetto; nel dominio di quegli schemi è infatti possibile qualcosa, che non potrebbe riuscire mai sotto le prime impressioni intuitive: elevare un mondo piramidale di caste e gradi, creando un nuovo mondo di leggi, di privilegi, di subordinazioni, di delimitazioni, che entra in contrasto con il diverso mondo intuitivo delle prime impressioni, come ciò che è più saldo, più universale, più conosciuto, più umano e quindi come ciò che è regolativo e imperativo. Mentre ogni metafora intuitiva è individuale e senza eguali, e per questo sa sempre sfuggire ad ogni rubricazione"

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    5. In conclusione c'è da ribadire come ad esempio il concetto di foglia si forma trascurando "arbitrariamente" le innumerevoli differenze individuali che i sensi ci attestano, ossia tralasciando "l'effettivamente reale", e individuando un complesso di note essenziali sufficienti a definire tale concetto. Pertanto quando affermiamo una veritа del tipo "questa è una foglia" (riferendoci ad una foglia, ovviamente!) non facciamo altro che riconoscere ciò che precedentemente abbiamo stabilito essere tale.
      Attenzione che Nietzsche parla di "prime impressioni intuitive", qui la parola "intuizione" è usata in senso diverso rispetto al modo in cui spesso viene utilizzato in ambito prettamente metafisico o "spirituale", ma pur sempre di "intuizioni" si parla ed è in effetti ad una percezione più intuitiva ( immanente) che mirano certi metodi e tecniche a cui mi riferisco spogliati dagli aspetti dottrinali o culturali che trovano il tempo che trovano.
      Ecco Ex-A, se intendo qualcosa per "realtà" è proprio quello che l'annunciatore della morte di dio ci indica come "essenze originarie", "enigmatica x" , l' "orizzonte cosale", "l'effettivamente reale", e credo che per entrare concretamente in rapporto diretto o più "vero" ( in questo senso forse diviene "verità" ') con ciò, certe suddette tecniche menzionate possano essere propedeutiche a renderci consapevoli di quello che U.G. ha chiamato l' "intelligenza straordinaria dell'organismo biologico", a "capire questa semplice relazione che esiste tra il pensiero e il corpo".

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    6. Tutto ciò non mi pare un "make-believe, una romantica finzione, un infantile fantasioso capriccio".

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    7. Quando fai copia-incolla di qualcosa, è corretto citare la fonte. Perchè, una cosa è citare stralci di opere dei filosofi, un'altra fare copia-incolla dell'interpretazione degli studiosi, senza citarli e usare le virgolette. Tu hai messo tra virgolette solo le parole di Nietzsche, ma hai copiato letteralmente anche quelle dell'autore dell'articolo (parentesi e punti esclamativi compresi), spacciandole per farina del tuo sacco.
      Ho apprezzato che tu abbia usato dei sinonimi per definire Nietzsche (baffone; messaggero dell'anticristo, filosofo del sospetto), per coordinare le frasi copiate dall'autore dell'articolo.
      Quindi aggiungiamo: Fonte: http://www.ilgiardinodeipensieri.eu/storiafil/fuschetto-2.htm

      Oltre a ciò, hai fatto o un bel pastrocchio! Attribuisci a Nietzsche arbitrari accostamenti. Nietzsche sta paralando da un punto di vista gnoseologico, della formazione dei concetti, astrazioni da parte dell'uomo.
      D'accordo che hai specificato dicendo: “Attenzione che Nietzsche parla di "prime impressioni intuitive", qui la parola "intuizione" è usata in senso diverso rispetto al modo in cui spesso viene utilizzato in ambito prettamente metafisico o "spirituale", ma pur sempre di "intuizioni" si parla ed è in effetti ad una percezione più intuitiva ( immanente) che mirano certi metodi e tecniche a cui mi riferisco spogliati dagli aspetti dottrinali o culturali che trovano il tempo che trovano. “ Ma resta scorretto e pretestuoso l'approccio storico-filologico-ermeneutico.

      Ci sono “modi di usare il respiro e tecniche di meditazione che invece di portare verso il raggiungimento di uno "stato alterato", un "fine spirituale" un controllo finalizzato di qual si voglia tipo, mirano all'opposto, ossia a calmare ( non combattere, controllare o estinguere) la mente e rilassare il corpo per lasciare emergere lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente”. Ipnosi, condizionamento, iperventilazione, ecc. che importanza ha, se ottieni lo scopo di rilassarti. Questo è pacifico ed attiene alla fisiologia del copo umano. Quando poi aggiungi che con tali tecniche hai “una nitida e naturale consapevolezza della realtà per quello che è ”, scivoli nel dogmatismo e nella trascendenza: cos'è la “realtà per quella che è” ? Come fai a ri-conoscerla? L'hai forse conosciua prima e adesso la ri-conosci?
      Con le asana e la respirazione, il corpro si rilassa , ma poi interviene quel “fascista” del pensiero che pensa di entrare in contatto con “lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente”, con buona pace di U.G. Krishanmurti.

      Tutto ciò, in effetti, appare proprio come “un make-believe, una romantica finzione, un infantile fantasioso capriccio".

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    8. Sì è vero, avrei dovuto citare lo studioso di cui citavo l'interpretazione, ma erano più le citazioni del Professore Germanico che mi interessavano più che i commenti dello studioso in oggetto che neanche conosco.
      Ricordavo che Nietzsche aveva detto quelle cose e così mi sono affidato a google e al copia-incolla per riportarle nel mio discorso.
      Non mi interessa spacciare per farina del mio sacco cose di altri per mie, mi pare che di farina del mio sacco ne abbia messa molta in questo blog e mi basta.
      Visto che non sto scrivendo un articolo, un libro, una pubblicazione etc, ma sto scrivendo in un blog alternativo e parlando con dei Nick non pensavo fosse necessaria tutta questa precisione.
      Vuol dire però che leggi attentamente quello che scrivo e quello che mi fai notare è comunque corretto, mantiene un confronto a livello più alto e mi può solo che fa piacere.

      ... tiriamo innanzi ...

      Forse non me ne accorgo ma non mi sembra di aver fatto un "bel pastrocchio".
      Non attribuisco "a Nietzsche arbitrari accostamenti".
      Capisco che tu possa trovare "scorretto l' approccio storico-filologico-ermeneutico" ma perchè "pretestuoso"?
      Giuro che non volevo esserlo!

      Dicevo che se intendo qualcosa per "realtà" è proprio quello che l'annunciatore della morte di dio ci indica come "essenze originarie" , l' "orizzonte cosale", "l'effettivamente reale"
      Quello che voglio dire è che la realtà così com' com'è forse è proprio quella percepita il più possibile scevra da " metafore, metonimie, antropomorfismi " etc., quella percepita in modo meno filtrato possibile, quantomeno il meno filtrata da quelli che sono i filtri mentali che ci creiamo e che ci portano a sovrapporre alla realtà naturale in questo caso si "arbitrari accostamenti".

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    9. Certe tecniche che portano al rilassamento si attengono alla fisiologia del corpo umano e su questo siamo d'accordo.

      Mi scrivi che: " Quando poi aggiungi che con tali tecniche hai “una nitida e naturale consapevolezza della realtà per quello che è ”, scivoli nel dogmatismo e nella trascendenza: cos'è la “realtà per quella che è” ? Come fai a ri-conoscerla? L'hai forse conosciuta prima e adesso la ri-conosci?"

      Innanzitutto come fai a parlarmi di "trascendenza" se sto continuando a parlare di "immanenza", "sconfinata immanenza" etc. Mi sa c'è un equivoco.

      Per quanto riguarda la "realtà per quella che è” è semplicemente quella che vedono tutti, che vedi anche tu, niente di più e niente di meno. Per questo non c'è bisogno di "ri-conoscerla" e pertanto non è "conosciuta prima e adesso la ri-conosci".

      Il punto è sempre come noi interpretiamo questa realtà e cosa noi proiettiamo su questo "orizzonte cosale".
      Il miope vede la stessa realtà che vede una persona senza difetti di vista, potremmo dire anche che la stessa realtà la vediamo con colori diversi ma è sempre la stessa realtà.

      Cosa c'è di “fascista” in colui che pensa di entrare in contatto, o per meglio dire guarda in modo diretto “lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente”.
      Le cose come sono sono appunto come sono, non c'è bisogno di renderle tali attraverso un pensiero fascista.
      Osservare o meglio, contemplare in modo limpido e trasparente questo flusso naturale cosa ha di fascista?
      Che " make-believe", "romantica finzione", "infantile fantasioso capriccio" ci sono in tutto ciò?

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    10. Mi permetto di citare ancora U.G.sperando di essere più chiaro.
      Il Critico della Ragion Religiosa in “Mystique of enlightenment’’ ci ricorda come " Tutti noi viviamo in una “sfera del pensiero ‘’."
      Poi afferma: " Il tuo sforzo di controllare la vita ha creato un movimento secondario di pensiero all’interno di te e che chiami “IO”. Questo movimento di pensiero all’interno è parallelo al movimento della vita, ma ne siamo isolati ed esso non potrà mai toccare la vita. Tu sei una creatura vivente, eppure passi tutta la vita all’interno di questo movimento parallelo ed isolato del pensiero. Ti tagli fuori dalla vita e questo non è naturale."

      Ecco Ex-A, la realtà così com'è sarebbe quella non tagliata fuori dalla vita, sarebbe la vita in tutto il suo fluire naturale, direi in tutto il suo "flusso" eracliteo.
      Contemplare questo flusso per quello che è senza creare un movimento parallelo al movimento della vita sarebbe l'avere uno sguardo limpido e trasparente sulla realtà per quello che è.

      Le tecniche di rilassamento psico-fisiche sono semplicemente propedeutiche e ci aiutano a placare questo "movimento secondario" per lasciare spazio, far emergere il "movimento della vita".
      In relazione a ciò cito ancora U.G. che Nell' "Inganno dell'lluminazione" ci dice: " La funzione del cervello in questo corpo consiste semplicemente nel prendersi cura delle necessità dell'organismo fisico e nel mantenere la sua sensitività, mentre il pensiero, con la sua continua interferenza con l'attività sensoriale, distrugge la sensitività del corpo. Qui sta il conflitto.
      Al corpo non interessano le esperienze che la mente cerca."

      Altra cosa che determinate tecniche, metodi, situazioni ci aiutano a fare è divenire più consapevoli di questa spontanea "attività sensoriale", di questa "sensitività del corpo", ci aiutano ad abituarci a far interferire il meno possibile il pensiero con la sensitività dell'organismo.


      Sempre in questo testo U.G. parlando dello "stato naturale" ci dice che "è qui – è uno stato vivente."
      "Questo stato è l’attività organica della vita. Ma per «vita» non intendo qualcosa di astratto; è la vita dei sensi, che funzionano in modo naturale senza l’interferenza della separazione."

      Interessante no?

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    11. Dunque, sul procedimento scorretto dal punto di vista storico-filologico-ermeneutico siamo d'accordo. Qualche dubbio manifesti sul fatto che sia anche pretestuoso. La Treccani così definisce quest'aggettivo: “Che è addotto come pretesto per giustificare qualche cosa, o che costituisce un pretesto per nascondere le proprie vere intenzioni e raggiungere uno scopo ”. In questo caso utilizzi impropriamente il termine/concetto “intuizione”, usato Nietzsche, per giustificare/rafforzare la tua tesi, decontestualizzando dal suo orizzonte concettuale, con il risultato di compiere un'perazione pretestuosa e un patrocchio (sinonimo di pasticcio = insieme di cose male assortite ). Che tu non l'abbia fatta apposta, può essere benissimo, ma la sostanza non cambia.

      Mantenere “un confronto a livello più alto” dici. Ma se io scrivo: “Filtro dell'ipnosi? Tu hai preso coscienza del tuo? O sei ancora avvolto dalla nube della non conoscenza e dell'incosapevolezza?”
      Tu rispondi: “ma conoscenza di cosa e che tipo di conoscenza? Incosapevolezza di cosa e che tipo di inconsapevolezza?” Diventa difficile mantenere un livello alto, non trovi? (Che mi rifesissi al filtro?)

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    12. “La realtà così com'è forse è proprio quella percepita il più possibile scevra da " metafore, metonimie, antropomorfismi " etc., quella percepita in modo meno filtrato possibile”. Ma a rigor di logica ( e di buon senso) la realtà per quanto meno filtrata possibile, per quanto percepita il più possibile scevra da " metafore, metonimie, antropomorfismi " etc. è sempre filtrata, e quindi non può essere “così com'è”, perchè è una realtà “mediata” comunque dai nostri sensi e poi dai nostri filtri mentali. Quindi è inevitabile non sovrappore i nostri filtri mentali ad una supposta alla realtà naturale. Si può solo cambiare filtro e pensare che si sta percependo la realtà naturale, per quello che è, ma è solo una pia illusione. Questo se vogliamo restare in un orizonte “dualistico”, senza tirare in ballo la svolta idelalistica post kantiana e la ripresa di tali tesi creazioniste da parte della new age.

      Sul concetto di realtà così com'è, tu ondeggi tra due posizioni: una volta è attraverso la meditazione che noi giungiamo a percepire la realtà così com'è, poi aggiungi che “per quanto riguarda la realtà per quella che , è semplicemente quella che vedono tutti, che vedi anche tu, niente di più e niente di meno.” Non trovi contraddittorio tutto questo? Affermare queste cose è come dire tutto e il contrario di tutto. Poi aggiungi: “il punto è sempre come noi interpretiamo questa realtà ”, il che equivale a dire che dipende da quale filtro usiamo per interpetarla. Sono sicuro che adesso troverai una buona giutificazione per queste “sviste concettuali”, che però sono ricorrenti, tanto da poter essere interpretate come il tuo modus operandi abituale, consapevole o meno (della serie: o ci sei o ci fai).

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    13. Riguardo quel “fascista del pensiero”, ho solo ripreso il concetto di U.G. Krishanmurti (da te condiviso) riguardo alla supposta attività perturbatrice del pensiero (quindi della attività intellettuali) rispetto alla saggezza del corpo. Anche qui sembra che tu non ti accorga delle tue contraddizioni. Con le asana e la respirazione, il corpo si rilassa e la mente si acquieta. Ma bisogna fermarsi qui. Perchè se poi si pensa di di entrare in contatto con “lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente”, è già intervenuto il pensiero, ossia un'attivita intelletuale che ha stabilito dei paragoni e delle differenze, creando quell'interferenza fascista del pensiero che tu e U.G. Krishanmurti li avete assegnato. Non trovi?

      Poi scrivi: “Innanzitutto come fai a parlarmi di "trascendenza" se sto continuando a parlare di "immanenza", "sconfinata immanenza" etc. Mi sa c'è un equivoco”. Si, c'è un equivoco, bello grosso: ti devi mettere d'accordo con te stesso o fare pace con i tuoi discordanti e contradditori pensieri. Parli di immanenza, di restare legati alla terra e poi scrivi frasi del tipo: "dell'energia vitale che sorregge la realtà", tipica frase dogmatica che suppone una indimostrata energia vitale come substrato (ciò che sta sotto) alla realtà, e in quanto tale trascendente. Sul concetto di “realtà così come'è”, abbiamo gia detto, sul tuo oscillare tra l'immanenza e la trascendenza.

      Mi fermo qui: di queste chiacchiere ne abbiamo già fatte tante nell'altro post, e sono sostanzialmente inconcludenti. Non vorrei poi che si sfociasse in questioni riguardanti la stimolazione dellle ghiandole di Skene o su interventi di neurochirurgia sui lobi cerebrali....

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    14. Un saluto anche a te

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    15. Sull' uso improprio il termine/concetto “intuizione”, usato Nietzsche, per giustificare/rafforzare la tua tesi, decontestualizzando dal suo orizzonte concettuale mi pare avessi già chiarito.
      Ciò a cui mi riferivo è comunque quello che anche U.G. esprime in " Mistica dell’illuminazione":
      "Devi sempre riconoscere quello che hai davanti, altrimenti tu non ci sei. All’istante in cui “traduci”qualcosa, l’ ”io “ è presente. Osservi qualcosa e riconosci che è una borsetta, una borsetta rossa. Il pensiero, mentre traduce, interferisce con la sensazione. Perché interferisce il pensiero? E cosa puoi farci tu? Appena guardi qualcosa, quello che appare in te è la parola “borsetta” oppure “panchina” o ” l’uomo canuto seduto davanti a te”. Questo continua sempre e sempre, non fai che ripetere a te stesso tutto il tempo. E se non fai quello, ti preoccupi di qualcos’altro:”Sarò in ritardo in ufficio”. Sia pensi a qualcosa che non ha alcun rapporto con il modo in cui funzionano i sensi in quel momento, sia osservi e racconti a te stesso:”Questa è una borsetta rossa”e così in continuazione – è tutto quello che c’è. La parola “borsetta” ti separa da ciò che stai guardando e questo crea un “io”, altrimenti non c’è alcuno spazio tra i due.
      " (...) Puoi forse sperimentare una cosa tanto semplice come la panchina davanti a te? No, tu sperimenti solo la conoscenza che hai dell’oggetto. Una conoscenza che viene dall’esterno. Tu pensi i pensieri della società, provi i sentimenti della società e sperimenti le esperienze della società. Non esiste un’esperienza nuova.
      Dunque tutto quello che un uomo ha pensato o provato deve uscire dal tuo sistema. Tuttavia tu sei il prodotto di quella conoscenza – è tutto quello che sei."
      Interessante no?
      Mantenere “un confronto a livello più alto” dici. Ma se io scrivo: “Filtro dell'ipnosi? Tu hai preso coscienza del tuo? O sei ancora avvolto dalla nube della non conoscenza e dell'incosapevolezza?”
      Per quanto riguarda il "filtro" ( di cui in parte avevo già espresso alcune mie considerazione del post sul Vedanta), affermi che la realtà " è sempre filtrata, e quindi non può essere “così com'è”, perchè è una realtà “mediata” comunque dai nostri sensi e poi dai nostri filtri mentali. Quindi è inevitabile non sovrappore i nostri filtri mentali ad una supposta alla realtà naturale. Si può solo cambiare filtro e pensare che si sta percependo la realtà naturale, per quello che è, ma è solo una pia illusione. Questo se vogliamo restare in un orizonte “dualistico”, senza tirare in ballo la svolta idelalistica post kantiana e la ripresa di tali tesi creazioniste da parte della new age."
      Per quanto riguarda l'orizzonte "dualistico" tu saprai bene che ne esiste anche uno "non-dualistico" ( l'A-dvaita Vedanta e simili sono proprio a questo che si riferiscono) ma il discorso ci farebbe prendere altre tangenti.
      A questo punto ti faccio una domanda: tu non credi che in effetti ci sia un mede di percepire la realtà con i sensi più affinati, sensibili, oppure con dei filtri più "puliti" per così dire, meno condizionati, attraverso cui andiamo a riflettere in modo più diretto la realtà inquinandola il meno possibile con quel fascista di pensiero, con quel movimento di pensiero parallelo al movimento della vita?

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    16. Sul concetto di realtà così com'è sottoscrivo che "è semplicemente quella che vedono tutti, che vedi anche tu, niente di più e niente di meno.” Dico però che viene percepita in tanti modi differenti e che attraverso certe tecniche e maturazioni arriviamo a pulire i nostri filtri, a prenderne consapevolezza in modo nuovo, a calmare le continue interferenze del movimento mentale che ci frappone tra noi e una percezione più diretta della realtà nella sua piena vitalità.
      Si, secondo me "dipende da quale filtro usiamo per interpetarla."
      il mio vissuto mi ha portato per ora a considerare che c'è un' " attività perturbatrice del pensiero (quindi della attività intellettuali) rispetto alla saggezza del corpo."
      " Con le asana e la respirazione, il corpo si rilassa e la mente si acquieta. Ma bisogna fermarsi qui. Perchè se poi si pensa di di entrare in contatto con “lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente”, è già intervenuto il pensiero, ossia un'attivita intelletuale che ha stabilito dei paragoni e delle differenze, creando quell'interferenza fascista del pensiero che tu e U.G. Krishanmurti li avete assegnato. "
      Non è che "si pensa" di "entrare in contatto con lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente”, si "sente".
      Poi si può pensare a come esprimerlo come sto facendo io mentre scrivo a te.
      Non so se i miei pernsieri sono "discordanti e contradditori ".
      Potrebbe essere che lo siano solo in quanto pensieri che cercano di esprimere, magari male, un qualcosa che invece in se stesso è molto chiaro e mi fa stare in pace con me stesso.
      Può essere anche che ci sia gente che esprima pensieri che sembrano molto coerenti e logici e poi non sia assolutamente in pace con se stessa, della serie "ci fanno ma non ci sono"!
      Se la frase "dell'energia vitale che sorregge la realtà", può essere presa come dogmatica posso sempre cercare di esprimermi in altro modo...no problem.
      Se parliamo di "Essere" o simili poremmo fare riferimento ad una sorta di "substrato (ciò che sta sotto) alla realtà" ma che sia trascendente lo hai detto tu, perchè dovrebbe esserlo per forza?
      Tra l'altro questo "Essere" che rende essenti le cose, la realtà, lo separiamo noi a livello concettuale dalle cose, la realtà etc. ma è esso stesso le cose, la realtà etc. poichè queste ultime esistono.
      Se pomessimo anche £l'energia vitale che sorregge la realtà" come substrato, saremmo sempre noi che separiamo a livello concettuale la "Vita"dalle cose vive, dalla vivida realtà etc.

      Per me siccome non è assolutamente dimostrato in modo chiaro che sia trascendente è molto più plausibile che sia immanente.
      Che invece l' " energia vitale " sia dimostrata mi pare che sia palese e che ci siano persona più sensibili alla vita e altre meno, che ci siano perone più vitali e altre meno, che ci siano persone veramente vive e altre che sono morti viventi mi pare altrettanto palese.

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  18. Ragnar-Mefisto-Mefitico-Torpore-Samu, qual buon vento fetente...

    Non c'è dubbio: l'autunno ti dona.

    Sono d'accordo con te.
    La "verità" si scorda e si ricorda.
    La "verità" è lì con noi, come un gatto, o meglio un divano. È velata per precauzione, per non impolverarsi. La "verità va svelata.
    Ci vuole una presa di consapevolezza, una presa di corrente.
    È necessaria una riflessione, una maturazione, una caduta dal pero.
    Ci siamo persi, ma ci ritroviamo. Lo diciamo, lo ascoltiamo e lo realizziamo.
    Il credino sa di cosa parla. Il credino sa quello che fa.

    Un conto è capirlo con la testa, ma un conto è realizzarlo concretamente a livello psico-fisico. Sì, perché con le tecniche pratiche (in particolare legate all'aspirazione, ma soprattutto all'esalazione.) si concretizza e si realizza la "verità" incontrovertibile.
    L'essere meditabondo rende reale l'incontrovertibile, che altrimenti...
    Il credino lo rende reale. Sì, lui rende esso reale. Lui si ricorda di mettersi gli occhiali dell'erudita consapevolezza per mettere a fuoco la miope "irreraltà" che lo separa dall'unica, vera, palese realtà.
    Niente di strano o trascendente in tutto ciò!

    Severino? Anni di studi e riflessioni filosofiche, profonde meditazioni filologiche e nonostante abbia "seguito un suo percorso" questo non lo ha comunque portato alla "verità". (Ahhh, se solo Severino avesse praticato!)

    U.G. Krishnamurti?
    I maestri che ha seguito, i sentieri che ha percorso, le ricerche, gli incontri, i viaggi, gli studi, le scale... A un certo punto se li è scrollati di dosso e ha buttato tutto nel cesso. (Ahhh... Lo stato naturale!)

    Vivere i nostri istinti, subire gli effetti della nostra ignoranza, sentire ciò che ci angoscia seduta stante, ci aiuta via via a vedere e ad affrontare i nostri istinti, gli effetti della nostra ignoranza, ciò che ci angoscia seduta stante in un modo differente. Forse aiuta a non farsi inghiottire e magari a diminuire la violenza che facciamo verso noi stessi e verso gli altri... O magari anche no.

    Tu mediti perchè ti fa bene adesso, questo ti porta a concretizzare la "verità" e, lungo la via, ti porta anche alla immanente realizzazione che per me gli omicidi di Charles Manson e la compassione buddhista sono sullo stesso piano. (Cosa che fra l'altro ho sempre ribadito.)

    Quando si parla di scale, cammini, sentieri, percorsi, tecniche per (bada bene) intravedere l'incontrovertibile, si può mettere tutto nello stesso calderone.
    L'incontrovertibile non si offende, per l'innegabile non è assolutamente scorretto, e alla "verità" non gliene può fregare di meno.

    Per quanto riguarda intravedere l'incontrovertibile e concretizzare la "verità"
    il credino c'è e ce fa, e tu Samu, ce sarai!

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  19. Chiedo perdono per i venti fetenti e le esalazioni ma mia moglie ( mi sono sposato in comune non in chiesa non spaventarti!) mi fa spesso minestre di legumi e mi puzzano un po le ascelle... ma il vero omo ha da puzzà!
    In caso un buon incenso aiuta sempre.
    Odori a parte, tu non ci crederai ma dall'anno scorso quando ci siamo lasciati trovo solo ora la predisposizione per scirvere di nuovo.
    Comunque...:
    forse non c'è nessuna "verità" che "si scorda e si ricorda";
    forse non " è lì con noi".
    Che senso avrebbe che fosse "velata per precauzione, per non impolverarsi, per poi essere "svelata."
    La " presa di consapevolezza" non credo sia da riferirsi a questa suddetta "verità", ma potrebbe essere semplicemente il prendere consapevolezza in modo più diretto della realtà per quello che è così naturalmente, ( senza " intuizioni, sensazioni, presentimenti, supposizioni, ipotesi, congetture, astrazioni").
    Che sia nella vita necessaria "una riflessione, una maturazione, una caduta dal pero" credo valga in generale, "verità" a parte.
    "Ci siamo persi, ma ci ritroviamo." ma molto più semplicemente non ci siamo ne persi ne ci dobbiamo ritrovare ma dobbiamo solo coltivarci e crescere bene e ( se fortuna vuole) avere uno sguardo più sincero verso noi stessi, gli altri e il mondo.
    Poi certo è vero "Il credino sa di cosa parla. Il credino sa quello che fa", ma è quello che si tende a fare un po tutti, credini, presunti tali e anche presunti non credini.
    Non mi sono spiegato: con certe tecniche pratiche (anche legate alla respirazione) non si concretizza e si realizza nessuna assiomatica "verità" incontrovertibile ( anche perchè la verità incontrovertibile di cui parla Severino è solo intellettuale, ontologica in senso rigidamente speculativo).
    L'uinica verità incontrovertibile che possiamo osservare chiaramente dentro e fuori di noi è che esistiamo, che siamo vivi e che siamo tutti inesorabilmente e ineluttabilmente parte di questa vita tremendamente immanente e "al di là del bene e del male" come disse quel pazzo sifilitico baffone crucco di un Nietzsche.
    Sono d'accordo con te: Il credino rende reale tante cose che non lo sono, ma mi pare un pò un mal comune a credini e presunti non tali.
    Non credo di avere gli occhiali dell'erudita consapevolezza, credo però che avere consapevolezza di ciò che di "irreale" creiamo in noi e fuori di noi sia parte di un percorso di maturazione verso una più umile, sincera e meno egocentrica visione della "palese realtà" che è ciò che rimane qunado ci scrolliamo di dosso tutte le nostre "intuizioni, sensazioni, presentimenti, supposizioni, ipotesi, congetture, astrazioni".
    Soprattutto la realtà non è perfetta, così come non lo sono io.
    La perfezione che creiamo è fredda, statica, inutile. L'esressione più viva e vera della realtà è quella della natura, che è bella nella sua imperfezione: non si trovano in natura oggetti perfettamente geometrici.
    Si cerca sempre di rappresentare una perfezione logica e razionale, la natura così com’ è è palesemente imperfetta nella sua immanenza.

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  20. Per me non c'è nessuna "unica, vera" realtà o verità in un senso trascendente o dogmatico, c'è una realtà che chiaramente è quello che è, sta a noi vederla in modo più diretto per quello che è o frapporci in mille concetti e proiezioni.
    "Niente di strano o trascendente in tutto ciò!"
    Anni di studi e riflessioni filosofiche, profonde meditazioni filologiche e l'aver "seguito un suo percorso" hanno portato Severino ad una "verità" concettuale, intellettuale, rinchiusa nelle sbarre dorate della speculazione mentale.
    Non dico che se Severino "avesse praticato" gli sarebbe andata meglio ( si tratta dempre di vedere cosa e come),
    dico solo che lasciare più spazio ad un incontro più diretto ( cercando di "interpretare" il meno possibile) con la realtà che sta dentro a noi e intorno a noi in tutta la sua chiara immanenza è molto più concreto ( in questo senso forse anche più "vero"), che il crogiolarsi in "verità" partorite da infinite elucubrazioni atratte.
    Che U.G. Krishnamurti, in riferimento a vie, percorsi etc ad " un certo punto se li è scrollati di dosso e ha buttato tutto nel cesso." mi pare fantastico, lo ripeto e lo sottoscrivo.
    " (Ahhh... Lo stato naturale!)" , tu che ne pensi?

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  21. Si, dipende, non si può che osservare il fatto che vi sono persone alle quali il ""Vivere i nostri istinti, subire gli effetti della nostra ignoranza, sentire ciò che ci angoscia seduta stante" non le "aiuta via via a vedere e ad affrontare i nostri istinti, gli effetti della nostra ignoranza, ciò che ci angoscia seduta stante in un modo differente".
    Certe tecniche, pratiche, messaggi possono aiutare "a non farsi inghiottire e magari a diminuire la violenza che facciamo verso noi stessi e verso gli altri... O magari anche no."
    Diepende da tante cose.
    Ma se una persona sta male e si trova nel bisogno intanto diamogli una buona medicina ( e per me "buona" significa non un qualcosa che porti quella persona ad essere minata nella sua libertà personale, plagiata, abusata, indottrinata fanaticamente etc. etc. ) se sta affogando intanto tiriamola fuori dall'acqua, poi se ne può anche parlare.
    Ho riscontrato casi in cui certe persone si sono volte alla spiritualità orientale inizialmente per staccarsi dal cattolicesimo accettando quindi altri dogmi e non staccandosi da essi.
    Questo perchè si sono spostate mantenendo però un terreno non completamente sconosciuto, ossia fatto di credenza nell'anima, nel divino etc,etc.
    Questo le ha portate però ad attivare un germe di "senso critico" che il alcuni casi le ha portate a fare un passo ulteriore nel liberarsi anche dai dogmi e dalle dottrine religiose orientali stesse.
    I cammini possono essere tanti.
    Io medito ( ormai poco a dire il vero) perchè mi fa bene adesso, ma non perchè mi porta a concretizzare la "verità", ma perchè mi calme mentalmente e fisicamente, permette di vedere le cose in modo più lucido.
    Ma questo può avvenire anche dopo una bella passeggiata con un po di dislivello nel bosco di almeno mezz'ora così da attivare le endorfine.
    Certo non è che però posso camminare 24 ore su 24!
    Per me è la combinazione di più cose, non è che esiste un'unica tecnica da ripetere sempre uguale a se stessa quale balsamo magico per tutti i mali!

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  22. Gli omicidi di Charles Manson e la compassione buddhista sono sullo stesso piano?
    Uhm non so ...
    "Quando si parla di scale, cammini, sentieri, percorsi, tecniche per (bada bene) intravedere l'incontrovertibile, si può mettere tutto nello stesso calderone.L'incontrovertibile non si offende, per l'innegabile non è assolutamente scorretto, e alla "verità" non gliene può fregare di meno."
    Ma invece alla realtà delle cose ( lasciamo stare l' "intravedere l'incontrovertibile" e la "verità", termini che usavo solo per cercare di farmi capire seguendo lo spunto di Severino) gliene frega eccome!!!
    Perchè se incontro una persona come Charles Manson che mi tortura e mi fa fuori per suoi deliri psicotici e un po diverso dall'incontrare un bravo buddhista non violento che magari mi regala un dolce sorriso e un momento di serenità.
    Io preferirei non essere torturato e ucciso ( e magari violentato), soprattutto se fossi Roman Polański non vorrei che lo facessero a mia moglie, che è poi quello che è successo.
    Preferirei prendermi un te con il Dalai Lama o Thich Nhat Hanh!
    Ti lascio proprio con una frase di Thich Nhat Hanh, un credino che di torture se ne intendeva visto che nel 1964, durante la guerra del Vietnam, è stato arrestato e torturato.
    E sai cosa fece: si mantenne equidistante sia dal governo del Vietnam del Nord sia dal Vietnam del Sud e diede vita al movimento di resistenza nonviolenta dei "Piccoli Corpi di Pace": gruppi di laici e monaci che andavano nelle campagne per creare scuole, ospedali e per ricostruire i villaggi bombardati, nonostante subissero attacchi da entrambi i contendenti (vietcong e statunitensi), poiché li ritenevano alleati del proprio nemico.
    Nel 1967, mentre si trova negli Stati Uniti, incontra Martin Luther King, il quale, dopo averlo incontrato, lo candida al Premio Nobel per la pace.
    Proprio irrimediabilmente sullo stesso piano di Charles Manson e della sua svastica tatuata sulla fronte eh?
    “Nel protestare contro una guerra, possiamo credere di essere una persona pacifica, un vero rappresentante della pace, ma questa nostra presunzione non sempre corrisponde alla realtà.
    Osservando in profondità ci accorgiamo che le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza.
    Se noi non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace.”

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  23. È passato un anno: che differenza!

    Come si fa a parlarti di "trascendenza" quando tu stai continuando a parlare di "immanenza", "sconfinata immanenza"?

    Hai ragione, perché basta dire che una cosa è immanente perché lo sia. (Immanente...: ti piace usare questa nuova parola che hai impararto, eh?)

    U.G.K. dice: "Tu sei una creatura vivente, eppure passi la vita all’interno di questo movimento parallelo ed isolato del pensiero. Ti tagli fuori dalla vita e questo non è naturale."
    Perfetta descrizione dell'essere meditabondo, non trovi?

    Tutte queste intuizioni, sensazioni, presentimenti, supposizioni, ipotesi, congetture, astrazioni per prendere consapevolezza in modo più diretto della realtà per quello che è senza intuizioni, sensazioni, presentimenti, supposizioni, ipotesi, congetture e astrazioni.
    La mente che dice la mente mente.
    Il pensiero che si libera dal pensiero.
    Ora è così, ma ora è cosà.

    Il filtro rimane sempre quello di pensare di vedere la realtà meno filtrata dai filtri mentali che ci creiamo.

    Le cose come sono, sono appunto come sono, non c'è bisogno di renderle tali attraverso il pensiero fascista di osservare o meglio, contemplare in modo limpido e trasparente questo flusso naturale.

    Tutti i pensieri sul flusso naturale della viita sono uguali, ma ci sono pensieri più uguali di altri.

    Il problema non è tanto il linguaggio, quanto il non riuscire a trovare le parole per esprimere quello che non si conosce.

    Nella sua essenza il pensiero è fascista; nella sua assenza è credino.

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  24. Non è che "basta dire che una cosa è immanente perché lo sia.",
    infatti, come scrivevo ad Ex-A per me non essendo assolutamente dimostrato in modo chiaro che sia trascendente è molto più plausibile che sia immanente.
    Immanente non è una nuova parola che ho impararto, la conosco in modo consapevole dalla seconda Liceo se non ricordo male, fu allora che inizia ha studiare qualcosa sulla differenza tra "trascendente" e immanente" anche stimolato dalle ore di filosofia in classe.
    Mi scrivi: "U.G.K. dice: "Tu sei una creatura vivente, eppure passi la vita all’interno di questo movimento parallelo ed isolato del pensiero. Ti tagli fuori dalla vita e questo non è naturale."
    Perfetta descrizione dell'essere meditabondo, non trovi? "

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  25. Se intendi in questo senso l' '"essere meditabondo" come stato di alienazione, idealizzazione, sguardo stralunato sulle cose etc. concordo.
    Attenzione però che ci sono tecniche "meditative" di un tipo e di un altro, anche in questo caso non metterei tutto sullo stesso piano.
    Ricordo che ormai un anno fa iniziai a scrivere su questo blog proprio sul post "essere meditabondo" .
    All'epoca scrissi:
    Per quanto riguarda la meditazione, ed in particolare per questo che mi inserivo, mi sento di dire che anche in questo caso parliamo di un fenomeno con molte varianti a seconda delle culture e delle diverse scuole tradizionali.

    La meditazione per un cattolico non è la stessa che per un buddhista theravada , non è la stessa per un monaco che segue lo dzgochen tibetano o per un aghori baba."

    Scrivevo ancora: "In occidente e ormai purtroppo ovunque si insegnano pratiche di meditazione, o di yoga o di altre antiche disciplibe tradizionali che provengono in particolare dall'hinduismo, dal buddhismo e dal taoismo in modi spuri, annacquati se non proprio reinventati.

    Se c'è reale interesse nell'approndire per un proprio motivo personale una qualcuna di queste discipline esotiche si dovrebbe cecare, secondo me, di impegnarsi a farsi una buona e seria cultura di base ed andare alle fonti.

    La meditazione intesa come concentrazione per periodi prolungati per calmare la mente (mi pare sia questa di cui si parla) può anch'essa essere fatta in molto modi, può far bene, può far male, può servire o non servire.
    Dipende da cosa si fa e come."

    Aggiungo che ribadisco ciò che scrissi allora, ossia che non esiste " una sola visione o tecnica per crescere come persone, (cosa tipica del monoteismo e degli assolutismi)"

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    1. Direi piuttosto: cercare di liberarsi da "Tutte queste intuizioni, sensazioni, presentimenti, supposizioni, ipotesi, congetture, astrazioni per prendere consapevolezza in modo più diretto della realtà per quello che è" ,
      ovviamente nei termini che sono andato a precisare.

      Su quello che scrivi a proposito del "La mente che dice la mente mente" e del
      "pensiero che si libera dal pensiero." mi permetto di citare Ramesh Balsekar , lessi il suo "La coscienza parla" anni fa quando stavo studiando il Vedanta.
      Ovviamente nutro delle ovvie riserve nei confronti di Balsekar in quanto "spiritualista" dell'advaita vedanta etc., però mi colpì quanto segue:
      "Un concetto che trovo molto utile a questo proposito è la divisione teorica tra mente concettuale e mente funzionale. La mente concettuale è la mente che concettualizza, cioè l’io."
      "La mente concettuale e concettualizzante, la mente che conserva i ricordi e proietta paure, speranze e ambizioni: ecco ciò che svanisce. Ciò che resta è la mente funzionale."
      Balsekar decrive poi in modo preciso questa differenza e sottolinea il fatto che " la mente funzionale, in assenza di dialogo interno, corrisponde allo stato di flusso, come descritto da M. Csikszentmihalyi ."
      Citavo proprio M. Csikszentmihalyi e il " flow" l'anno scorso quando rispondevo a Ex-A in merito al "filtro" e cercavo di spiegare la "realtà" di certe cosidette " esperienze".
      Si, forse "Il filtro rimane sempre quello di pensare di vedere la realtà meno filtrata dai filtri mentali che ci creiamo", cercare di non crearsi filtri mentali inutili o prendere consapevolezza di quelli inutili che ci siamo creati in passato e che siamo stati indotti a crearci sarebbe già buona cosa.
      Divedereb tra filtri utili e non-utili sarebbe già qualcosa.
      Sì, è vero "Le cose come sono, sono appunto come sono, " e , tu dici: "non c'è bisogno di renderle tali attraverso il pensiero fascista di osservare o meglio, contemplare in modo limpido e trasparente questo flusso naturale."
      Peccato che accettare che le cose sono come sono e soprattutto saperle vedere per come sono in modo semplice è naturale non è proprio così immediato.
      Rendere l'osservazione o percezione delle cose il più immediato possibile, avviene proprio liberandosi del "pensiero fascista" o dalla "mente concettuale".
      Mi scrivi: "Tutti i pensieri sul flusso naturale della vita sono uguali, ma ci sono pensieri più uguali di altri.".
      Si, noi pensiamo il "flusso naturale della vita" per esprimerlo, per parlarne come sto facendo io, ma è il "viverlo" il punto, è il trovarcisi dentro direttamente.
      C'è chi lo vive e poi prova a parlarne senza pretese, c'è chi ne parla con pretese e non lo vive.
      Il problema non è tanto il linguaggio, quanto il non riuscire a trovare le parole, più adatte aggiungerei io, per esprimere quello che non si conosce, ma si vive.
      "Nella sua essenza il pensiero è fascista; nella sua assenza è credino", la vita nella sua presenza è anti-fascista e anti-credina.
      Se per qualcuno il fatto di sottostare alle leggi gravitazionali è fascista non so cosa farci, ci deve sottostare comunque!
      Certo uno può relazionarsi con le leggi gravitazionali cascando come un pero o volando con un aereo.


      "Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare."
      (Leonardo da Vinci)

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  26. Ah, vabbè, ci mancava pure che cominciassi a citarti addosso...

    Sì, i tuoi pensieri sono discordanti e contradditori solo in quanto pensieri della mente funzionale, pensieri che cercano di esprimere un qualcosa che invece in se stesso è molto chiaro, ma in te stesso proprio no.
    È vero: c'è chi ne parla, ne parla, ne parla...
    La prova del nove è essere in pace con se stessi.

    "Non essendo assolutamente dimostrato in modo chiaro che sia trascendente è molto più plausibile che sia immanente." (Un classico!)

    Puoi forse sperimentare una cosa tanto semplice come la panchina davanti a te? No! Tu sperimenti solo la conoscenza che hai dell’oggetto, una conoscenza che viene dall’esterno, dalla società.
    Devi avere un'esperienza nuova, devi avere la conoscemenza.
    E se un giorno ti dovesse capitare di pensare ad una panchina, non farti abbindolare. Non è assolutamente vero che sia una panchina e non essendo assolutamente dimostrato in modo chiaro che sia una supercazzola, è molto più plausibile che sia antani.

    Chiedi: "Tu non credi che in effetti ci sia un modo di percepire la realtà con i sensi più affinati, sensibili, ecc, ecc...?
    Un tempo lo credevo, ora non più.
    Tu lo credi ancora, per questo sei un credino.

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  27. Beh…non mi pare sia un problema il citarmi…
    I miei pensieri sono discordanti e contradditori solo in quanto pensieri della mente CONCETTUALE ( non funzionale).
    Pensieri che cercano di esprimere un qualcosa che invece in se stesso è molto chiaro, ma non è facile da esprimere in mezzo a tutto questo guazzabuglio di termini partoriti da questo serbatoio globale di parole ( troppo e usate male) che è la contemporaneità.
    Se per te la realtà è trascendente ( ma non mi pare) non capisco perché ti punti sul fatto che dico che è immanente.
    Sulla questione della panchina mi sa che non hai colto il messaggio.
    U.G. non parla proprio di avere “un'esperienza nuova” in termini di “ conoscemenza” anzi U.G. critica molto il concetto di conoscenza proprio nel testo citato.
    Ma il punto su cui volevo portare l’attenzione però era che, come dice U.G.: “ Il pensiero, mentre traduce, interferisce con la sensazione. “e che in generale troppo spesso pensiamo agli oggetti senza “ alcun rapporto con il modo in cui funzionano i sensi in quel momento”.

    Si, io credo ancora che ci sia “ un modo di percepire la realtà con i sensi più affinati, sensibili, etc.”,
    non sono però convinto che questo sia sintomo di “credinaggine” e non so perché ti ostini a pensarlo con così tanta testardaggine.

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  28. Provo a fare un esempio.
    Per alcuni anni mi sono dedicato all’arrampicata, all’alpinismo e alla montagna, ho fatto parte del C.A.I. e di un gruppo rocciatori.
    Non so se hai mai sentito parlare di Engaku Taino (Luigi Mario), grande alpinista e guida alpina che diventò poi monaco zen. Nel suo sito c’è una parte che si chiama ARTI IN MOVIMENTO (ARRAMPICATA, TAI CHI, YOGA) HTTP://WWW.ZENSHINJI.ORG/HOME/?PAGE_ID=1998
    In cui vi sono vari suoi articoli tra cui:
    - Un articolo apparso sulla rivista del CAI (Lo Scarpone) nei primi anni del 1970.
    L’arte di arrampicare in roccia alla luce dello zen
    - Yoga e Pa-Tuan-Chin per Guide Alpine e Maestri di Alpinismo
    una dispensa a cura della COMMISSIONE TECNICA AGAI ( che è il collegio delle guide alpine ) della SCUOLA DI SCARAMUCCIA, pubblicata negli anni ’80
    Da poco la casa editrice Versante Sud, una delle più importanti in ambito arrampicatorio ha pubblicato Tai Chi Shan - Montagna Equilibrio,
    un testo in cui l’attività in montagna viene resa ancor più consapevole nelle sue potenzialità attraverso il Tai Chi e il Qi Gong.
    Sempre della Versante Sud è
    Yogarrampicata. La disciplina dello yoga e la pratica dell'arrampicata
    che , come dice la descrizione: “ si propone di illustrare la vicinanza tra la disciplina dello yoga e la pratica dell'arrampicata in tutte le sue forme. Il suo scopo non è solo quello di mostrare come le tecniche yogiche possano essere utilizzate per trarne un beneficio finalizzato all'arrampicata, sia a livello fisico che mentale, ma si propone anche di dimostare come l'arrampicata stessa, vissuta con un adeguato approccio, diventi essa stessa una forma di yoga”
    Infine ti nomino anche Paolo Caruso (http://www.metodocaruso.com/), alpinista e guida alpina punto di riferimento in ambito alpinistico che ha pubblicato varie guide che hanno conseguito preziosi premi e riconoscimenti.
    Le tecniche del suo metodo didattico ( tra i migliori a livello alpinistico internazionale) , cito dal sito “sono nate dallo studio dei principi che regolano l’equilibrio e il movimento del corpo attraverso lo spostamento del peso e degli arti, oltre che dall’esperienza personale dell’autore a 360 gradi, dalla sua passione per l’insegnamento e per lo studio di alcune discipline orientali come il Qi Gong, lo Shiatsu e il Tai Ji Quan.”

    Caruso infatti, alla fine degli anni 80 iniziò, cito dal sito: “ a praticare il Qi Gong, il Tai Ji Quan e lo Shiatsu, discipline eccellenti che derivano dalla saggezza della cultura cinese antica. Questo mi ha permesso di scoprire l’arte del movimento più naturale ed efficace, oltre che di conseguire una maggiore conoscenza del corpo umano.

    Quindi come vedi per persone che sono considerate dal Club Alpino , dal Collegio delle Guide Alpine come punti di riferimento, il praticare tecniche come il Qi Gong, lo Shiatsu, il Tai Ji Quan, lo yoga, determinate tecniche dell’ambito zen etc hanno rappresentato proprio un percorso e un modo per percepire e interagire con la “realtà montagna” con i sensi più affinati, sensibili, scoprendo così l’ “arte del movimento più naturale ed efficace”, “ una maggiore conoscenza del corpo”, “ottenere benefici a livello fisico che mentale” etc. etc. etc.
    Come vedi qui non si parla di credenze, di dogmi, di “conoscemenze” o “ rinconoscemenze”,
    nulla di “credino” in tutto ciò, qui si parla di tecniche che Caruso definisce “discipline eccellenti” .

    Di esempi ce ne sarebbero altri…

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  29. A proposito di testardaggine...

    Visto che i tuoi pensieri rimangono discordanti e contradditori, ma solo in quanto pensieri della mente CONCETTUALE, perché ti ostini a formulare suddetti pensieri che non possono esprimere qualcosa che invece, come tu sai bene, in se stesso è molto chiaro?
    Siccome tu lo vivi, perché d'ora in poi per comunicare ciò che in se stesso è molto chiaro non provi a far fluire soltanto la mente FUNZIONALE?

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  30. In linea generale un conto è vivere una cosa un conto è esprimerla; un conto è sentirla e un conto è parlarne.
    Non voglio tornare sui limiti del linguaggio, sta di fatto però che io posso vivere la sensazione che mi da la brezza ricca di salsedine di una limpida mattina d'estate, che appunto in se stessa è una cosa chiara, ma per comunicare questa sensazione a qualcuno devo saperla esprimere con le parole giuste, soprattutto se è una persona che vive in un luogo in cui non esiste la brezza ricca di salsedine di una limpida mattina d'estate.
    In linea generale posso provare a far fluire soltanto la mente FUNZIONALE per esprimermi, ma poi ci saranno sempre dei termini da usare per comunicare, e queste parole non emergeranno giuste e corrette dalla mente funzionale tipo rivelazione o scienza infusa, ma dipenderà invece dal lessico, dalla cultura e dalla capacità espressiva del singolo.
    Di fatto potrebbe benissimo essere che una persona che fa fluire la mente funzionale sappia parlare solo in dialetto o non avere una cultura o una predisposizione tale da esprimersi bene.
    C'è da considerare anche il fatto che dipende sempre anche da che interlocutore abbiamo dall'altra parte.
    Io posso infatti esprimermi molto bene ma dall'altra parte potrebbe esserci una persona che non ascolta, piena di pregiudizi o che non ha una cultura o conoscenza lessicale sufficiente per seguire determinate comunicazioni etc. etc.
    Ora, nelle comunicazioni in questo blog ho cercato di esprimere, comunicare cose che reputo interessanti e benefiche, cose che in parte mi sembrano essere travisate o non sempre precisamente inquadrate.
    Mi sembra giusto farlo senza la pretesa di essere completamente esaustivo o conclusivo visto i limiti del tipo di comunicazione.
    Non pretendo di dire che il modo di percepire determinate cose attraverso la sensibilizzazione e la maturazione portata anche ( e non solo) da certe tecniche citate sia una sorta di stato di percezione pura, permanente e suprema.
    Dico solo che certi metodi, certe tecniche, aiutano a percepire la realtà in modo più consapevole, più lucido, più nitido, silenziando la mente concettuale per fal fluire maggiormente la mente funzionale ( per usare questi termini).
    Questo nella maggiorparte dei casi può avvenire solo a tratti, solo in certi momenti, non sempre, ma è già qualcosa.
    Io ad esempio non riesco a silenziare sempre la mente concettuale, non riesco a vedere la realtà sempre nel modo più lucido e nitido possibile. Ma l'essere riuscito a farlo più volte nel corso della mia vita e il riuscirlo a fare ancora, provando direttamente la "chiarezza" di questo modo di percepire, rappresenta ancora adesso per me una pietra di paragone e uno stimolo al non lasciarmi andare verso il baratro o l'ovattata percezione della mente concettuale.
    Ma sono inmperfetto e ancora pieno di limiti, questo sì. Magari un po più saggio di anni fa.

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  31. Non so se arriverò mai a percepire la realtà sempre in modo lucido, a far fluire solo la mente funzionale.
    A dire il vero non so neanche se mi interessa.
    Dicono che qualcuno ci sia riuscito. Posso pormi solo in modo agnostico nei confronti di ciò: ossia è plausibile che possa essere vero ma non avendone una controprova diretta non lo voglio rendere un qualcosa di dogmatico.
    Ma soprattutto di che cosa stiamo parlando quando, come giustamente denunci tu nel post Lo Zen e l'Arte dell'Uso della Mazza, molti di questi "illuminati" si sono rivelate persone sostenitrici dello sciovinismo, del militarismo, dell'ideologia anti-semita, della guerra, dell'imperialismo, dell'alcolismo, di un ambiente totalitario e patriarcale favorevole alla promiscuità sessuale maschile, ricorrendo alla rabbia, all'aggressione per l'incapacità di affrontare le critiche in modo ragionevole, all'abuso della forma, al biasimare l'ego dello studente per deflettere le accuse, all'ipocrisia, all'uso delle dinamiche settarie del gruppo a proprio favore, al controllo del flusso dell'informazione disponibile agli studenti, all'esaltazione di se stessi e alla direzione autocratica dell'organizzazione.
    Lo saprò solo se un domani ci riuscirò anche io se è vero che si può percepire "sempre" la realtà senza ego fluendo con la mente funzionale, ma se avverrà ormai sono convinto che in questa fase non saranno ne i reiterati sforzi, ne l'assidua pratica di tecniche a portarmi a questa maturazione.
    C'è un momento per sforzarsi e uno per lasciare andare, un momento per impegnarsi e un momento per lasciare i fardelli, c'è un momento per la ricerca e un momento per laciarsi andare solamente ad un "dolce naufragar", c'è un momento per la disciplina e un momento per lasciarsi tutto alle spalle.
    Ma soprattutto è il mantenersi aperti al cambiamento quello che mi è parso di capire sia importante, serfare l'onda del divenre senza la pretesa di voler avere il controllo, di essere un protagonista, dandosi troppa importanza.
    Forse hanno ragione certe filosofie a dire che il problema è proprio l'ego.
    Come te rimango amareggiato dal vedere invece quanto ego si nasconde dietro a certi cosidetti maestri, quanto "bullismo spirituale" come lo chiami giustamente tu, quanta vana gloria, quanta sete di controllo, di dominio, di imposizione e quanta mostruosa violenza latente.
    Hai ragione quando parli del " degrado a cui tristemente e drammaticamente arriva la follia umana" e fai bene a denunciarlo.
    Hai ragione a dire che dovremmo ritrovare il " raziocinio e senso dell’umorismo per potersi finalmente ridere addosso".
    Si, in passato ho difeso le vie tradizionali nei confronti di tutto ciò che di spurio e new age è statao creato di recente, poichè certe tecniche almeno fino a qualche tempo fa si potevano imparare bene solo in ambienti tradizionali.
    Purtroppo però sono proprio le "strutture" tradizionali quelle che troppo spesso hanno generato e difeso atteggiamenti dogmatici, fanatici e violenti.
    Mi limito a sostenere che nel corso della storia umana molti uomini saggi e sensibili hanno sperimentato tecniche che aiutano l'essere umano a scrollarsi di dosso le proprie follie, ma subito il potere dominate, le istituzioni e l'ego dei singoli le ingabbiò, le mise in cattività al servizio del pensiero religioso dominante o, come avviene oggi, al servizio del serbatoio "spirtiualità".
    Noi oggi, se vogliamo, possiamo attingere a queste tecniche in modo libero e possono rappresentare una grande ricchezza per alcuni e in certe fasi della vita.
    Ma soprattutto di una cosa avremo sempre tutti bisogno, e c'è da augurarsi che ce ne sia sempre.
    In passato era adorata addirittuare come una divinità: la DEA FORTUNA!


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  32. Samu,

    Nel corso della tua vita sei riuscito più volte, e ci riesci ancora, a vedere la realtà nel modo più lucido e nitido possibile. (Vedi nulla in questo momento?)
    Tu non sai se arriverai mai a percepire la realtà sempre in modo lucido, a far fluire solo la mente funzionale.
    Dicono che qualcuno ci sia riuscito...
    Ma soprattutto di che cosa stiamo parlando?
    Perché continuare a pompare l'ego con supposizioni, credenze, citazioni, astrusi esempi, pensieri discordanti e contraddittori?

    In linea generale un conto è sapere di cosa si parla e un conto è credere di saperlo.

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  33. Perché tu cosa ti aspetti che io veda?
    Mi pare di essermi spiegato abbastanza a riguardo ma evidentemente non è stato sufficente.
    Se tu pensi che ciò che sto scrivendo sia solo un continuare a pompare l'ego siano solo supposizioni, credenze, citazioni, astrusi esempi, pensieri discordanti e contraddittori,
    ti prego dimmi tu queli sono le citazioni da evitare il perché, i giusti esempi, quali sono pensieri non discordanti e non in contraddizione in relazione agli argomenti trattati.
    Ma soprattutto se tu sai di che cosa sto parlando per dire che io invece non lo so, fammi tu chiarezza.
    Spiegati in modo semplice e lineare e correggimi visto che, da come ti poni e da quello che mi scrivi, fai emergere che sei uno che ne sa più di me e ha capito più di me su questi argomenti.
    Dimmi negli esempi che ti ho fatto, in quello che ti ho scritto sullo yoga e le altre tecniche ( portando come esempi gli alpinisti citati) cosa c'è di supposto, di astruso, di creduto, di discordante e contradditorio.
    Che cosa non so di queste cose visto che le ho anche praticate.
    Tu le hai praticate?
    Se mi spiego male dimmi in che cosa di preciso.
    Se invece non ti interessa la comunicazione con me e non ti sforzi un po anche di comorendermi allora ok,
    basta essere chiari.
    Se non vuoi ascoltare e non ti interessa realmente il confronto perché sei bardato nella tua armatura e hai capito già tutto non capisco allora perché crei un blog dove dando la possibilità di fare dei commenti stimoli e ricerchi la comunicazione.
    Ci sarà pur qualcosa che anche tu puoi imparare dagli altri o solo gli altri devono accettare che il tuo punto di vista è il più giusto.
    Ci saranno pure cose, punti di vista, sfumarure del tuo pensiero che possono essere smussate o addirittura cambiare.
    Non ho letto tutto ciò che hai scritto ma non mi pare di aver mai letto che ti mettevi in discussione su qualcosa.

    Solo gli altri sbagliano, non capiscono e devono mettersi in discussione accettando le tue bastobate tipo mazza zen.

    Ora proprio come i maestri che critichi vuoi mazzolare il mio ego.
    Proprio come i maestri che critichi ti poni come colui che ha compreso come stanno nel modo più giusto le cose.
    E tu con questo tuo blog e le risposte che dai non stai forse pompando il tuo di ego?

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  34. L'anno scorso hai continuato a dire che determinati "stati di coscienza" che sono la diretta conseguenza di precise tecniche yoga etc e che sono sperimentabili e ben documentate anche da divetsi studi scientifici, picologici e di neuroscienzs: sono fantasie, non sono reali etc.
    Ora continui con sta tiritera che il fatto che determinate tecniche come lo yoga, il qi gong, il tai chi etc. portano ad una maggiore consapevolezza, maturità, lucidita etc. sarebbe solo un credo, un'ipotesi, che non so di cosa sto parlando etc.
    Se cerco di spiegarmi facendo esempi, citazioni, prendendo gli argomenti da più punti di vista per provare a comunicare ciò che vorrei esprimere dici solo che mi contraddico, che sono astruso e via così...

    Boh...

    RispondiElimina
  35. Dai Samu, adesso non fare la vittima...

    Dov'è finito il raziocinio e il senso dell’umorismo per potersi finalmente ridere addosso?
    Dov'è finito il non darsi troppa importanza?

    Tu pensi di esserti spiegato abbastanza a riguardo, di essere stato esaustivo, ma i tuoi pensieri rimangono pensieri discordanti e contraddittori perché sono frutto della mente CONCETTUALE e non quella FUNZIONALE.
    Vedi, tu ci credi a 'ste cose, io no.
    Tu consideri l'ego. A me dell'ego non me ne può fregare di meno!

    L'esempio dello scalatore che col Qi Gong, lo Shiatsu e il Tai Ji Quan ha scoperto un movimento più naturale ed efficace, una maggiore conoscenza del corpo, ecc... Buon per lui!
    Anche il cestista ha scoperto un movimento più naturale ed efficace, una maggiore conoscenza del corpo col balletto classico... E allora?

    Ma da qui a dire di percepire e interagire con la “realtà montagna”... Ma che vuol dire?

    Dici che sei riuscito a silenziare la mente concettuale per far fluire maggiormente la mente funzionale e vedere la realtà in modo più lucido e nitido... Ma che vuol dire?

    Le asana rilassano il corpo e la mente, ok, punto. Ma poi con esse sperimenti “lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente”... Ma che vuol dire?

    Prima la realtà "è quella che è, semplicemente quella che vedono tutti, niente di più e niente di meno.” Poi aggiungi: “il punto è sempre come noi interpretiamo questa realtà.” Poi parli di "energia vitale che sorregge la realtà".

    Come già indicato dal buon vecchio saggio Ex-A, è qui che lasci l'immanente per perderti nel trascendente, ma in te vive la confusione che le due cose siano le stesse. (E per favore, non diamo la colpa ai "limiti" del linguaggio.)

    Tutto questo tiremmolla...
    Questo è quello che vedo e che forse non vedi tu.

    Io non faccio altro che sottolineare quello che dici, mostrarti quello che dici usando quello che dici tu.

    Io non posso certo farti chiarezza, figuriamoci correggerti.
    Io non ho capito già tutto, per carità. Il mio punto di vista non è il più giusto, e non sonoassolutamente uno che ne sa più di te e ha capito più di te: questo lo pensi e lo dici tu.
    Io non posso dirti un bel niente, perché non ho niente da dire.
    Posso solo dirti quello che dici tu.

    Perché continuare ad usare la mente CONCETTUALE per fallire nell'esprimere qualcosa che vive nella mente FUNZIONALE?
    Perché continuare a fare la stessa cosa aspettandosi che il risultato cambi? (Non era forse questa la definizione di follia?)

    Se tu credi di sbagliare di non capire e di doverti mettere in discussione accettando le mie bastonate tipo mazza zen, anche questo lo credi tu.

    Ma se fosse veramente così, perché poi tornare, perché continuare a prendere mazzate?

    Boh...

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    Risposte
    1. Non è che io ci credo a 'ste cose. Non mi pare un fattore di credo ma un dato di fatto. E' proprio qui che non ci troviamo!
      Il fatto che ci sia un modo di utilizzare la mente più sano e uno più malsano mi sembra, al di la dei credi personali, proprio un dato di fatto.
      Sono sicuro che anche tu consideri l'ego. Anche semplicemente il fatto di domandarsi se si è egoisti o egocentrici è già considerare l'ego.

      Il cestista ha scoperto un movimento più naturale ed efficace, una maggiore conoscenza del corpo col balletto classico... ma il discorso in questo caso si ferma qua, ossia ad una conoscenza fisico meccanica del corpo con fin alità sportive e competitive.
      Ma lo yoga, o altre discipline come il Qi Gong, lo Shiatsu, il Tai Ji Quan, utilizzando profondamente il respiro, il rilassamento, determinate tecniche di meditazione e lo sviluppo di una profonda sensibilità psicofisica affiancata ad un' autoindagine e a millenarie consocenze fisiologiche e mediche ( es. agopuntura , punti marma, pranayama, dietologia specifica propedeutica a certe pratiche etc. etc. ) mirano al raggiongimento di una maggiore consapevolezza e ad un riassetto, per così dire ad una armonizzazione, ad una centratura psicofisoca che esula dalle finalità meramente sportive o di semplice rilassamento.

      Con percepire e interagire con la “realtà montagna”, intendevo dire che grazie allo sviluppo e alla profonda sensibilizzazione derivata da certe pratiche si può percepire la montagna che ci sta davanti e interagire con essa ( nel senso di camminarci sopra, di scalarla, di frequentarla, di osservarla) con una maggior consapevolezza e con un rapporto meno influenzato dalle ansie, dalle paure e dai limiti generati da un uso poco saggio della mente.

      Silenziare la mente concettuale facendo fluire maggiormente la mente funzionale per vedere la realtà in modo più lucido e nitido... vuol dire che nell'osservazione e nell'interazione con la realtà oggettiva, meno "mente" c'è, nel senso di pregiudizi, ansie, paure, rigidità, inutili proiezioni immotivate etc. più ciò che facciamo e ciò che perciamo sarà diretto e lucido o nitido, nel senso di chiaro, nel senso di più vicino a quello che è senza " caricarlo " di mille cose partorite solo dalla mente concettuale.
      Semplice esempio: siamo in uno stato di ansia, respirazione accelerata e tachicardia generato dal ricordo di un qualcosa che ci ha ferito, come si suol dire vediamo "tutto nero".
      Il pensare a qualcosa di positivo ( magari anche solo l' uscire di casa al sole guardando il celo e annusando il profumo del rosmarino nel giardino), calmare il respiro e rilassarci fisicamente ( o lo sfogarci fisicamente anche con una bella passeggiata) ci può portare a riacquistare la serenità e la tranquillità.
      Prima la realtà era "nera", poi la vediamo in modo più lucido senza caricarla e relazionandoci con essa in modo totalmente differente.
      In questo senso le asana rilassano il corpo e la mente, ma non solo, poichè come ti dicevo utilizzando profondamente il respiro, il rilassamento, determinate tecniche di meditazione e lo sviluppo di una profonda sensibilità psicofisica affiancanta ad una autoindagine e a millenarie consocenze fisiologiche, mediche etc. etc. permettono di sprimentare“ lo scorrere naturale delle cose per come sono, in modo limpido e trasparente”ossia senza i pregiudizi, ansie, paure, rigidità, le inutili proiezioni e senza " caricare " la realtà di mille cose inutili.

      La realtà "è sempre quella che è, semplicemente quella che vedono tutti, niente di più e niente di meno".
      Ma è un dato di fatto inconfutabile che il punto è sempre come noi "interpretiamo" questa realtà, ossia quanto la carichiamo di cose inutili, quanto la filtriamo con mille concetti inutili o frutto dell'ignoranza, quanto vi proiettiamo sopra mille cose superflue.

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  36. L' "energia vitale che sorregge la realtà"non è Dio, qualcosa di digmatico, trascendente o roba simile: è l'energia della vita, è il sole che ci scalda e rende vive le cose ma che ci brucia e le consuma; è l'acqua che feconda i riccolti ma che distrugge con le sue alluvioni, è l'aria senza la quale moriremmo ma che scatena le tempeste...
    Insomma è la vita nella natura, così al di là di tutti i limitati concetti umani, così al di là della nostra piccolezza.
    Trovo in questo senso bellissima la parte in cui, nell'operetta morale DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE, la Natura dice:

    "Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l'intenzione a tutt'altro che alla felicità degli uomini o all'infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n'avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei. "

    Sul fatto che tu non possa dirmi un bel niente, perché non hai niente da dire non ne sono affatto convinto.
    Il fatto di cercare di spiegarti certe cose non vuol dire che lo faccio usando la mente concettuale in un senso negativo.
    Cercare di esprimere e spiegare delle proprie esperienze fa parte del naturale bisogno di comunicazione che ha l'essere umano, è per questo che mi sono dilungato in questo blog, provando a trovare il modo giusto per comunicare determinate cose. Non mi sembra che in questo ci sia niente di folle.
    Non è detto però che ci io riesca, non è detto che tu voglia capire, oppure non ti interessa e punto.
    In linea generale credo sia saggio per tutti pensare di poter sbagliare, essere consapevoli di non poter capire tutto ( che non vuol dire il non poter capire molte altre cose) e sapersi mettere in discussione.
    Il grande scrittore giapponese Yukio Mishima ( dalla cui vita venne tratto il film Mishima - Una vita in quattro capitoli di Paul Schrader con l'eccezzionale colonna sonora del minimalista Philip Glass) disse:
    "Nella mia prima giovinezza mi resi presto conto che la vita consiste di due elementi contrastanti: uno le parole, che possono cambiare il mondo; l'altro il mondo stesso che non ha niente a che fare con le parole".

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  37. "Il cestista ha scoperto un movimento più naturale ed efficace, una maggiore conoscenza del corpo col balletto classico... ma il discorso in questo caso si ferma qua..."

    SI FERMA QUA?

    Ma la disciplina del vero, antico balletto classico utilizza profondamente il respiro, il rilassamento, con determinate tecniche per lo sviluppo di una profonda sensibilità psicofisica affiancata ad un'autoindagine e a millenarie conoscenze fisiologiche e mediche.
    Certe tecniche si potevano imparare bene solo in ambienti di danza tradizionali. Purtroppo il potere dominante, le istituzioni e l'ego dei singoli le ingabbiò, le mise in cattività al servizio del pensiero ballerino dominante.
    Vorrei soltanto dire che nel corso della storia umana, uomini saggi e sensibili hanno sperimentato tecniche che portano l'essere umano al raggiungimento di una maggiore consapevolezza ed un riassetto, un aplomb, una armonizzazione e una centratura psicofisica per percepire e interagire con la realtà oggettiva per quella che è con maggior consapevolezza, in modo più lucido e nitido.

    Semplice esempio: siamo in uno stato di ansia, respirazione accelerata e tachicardia generato dal ricordo di un qualcosa che ci ha ferito, come si suol dire vediamo "tutto nero".
    Pensare a qualcosa di positivo, calmare il respiro e rilassarsi fisicamente ci può anche portare a riacquistare la serenità e la tranquillità, ma mai niente di così efficace come uno chassé, un grand jeté o anche una semplice piroetta.

    Prima la realtà era "nera", o è rosa e leggera come un bel tutù di tulle

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  38. Caro Smoderatore, come sarebbe a dire che non c'è niente di così efficace come uno chassé, un gran jeté o anche una semplice piroetta? E allora noi cantanti lirici, tra i quali alcuni rotolano dal grasso altro che ballare perché sono più larghi che lunghi, sono senza speranza di rilassamento? Non è che possono tutti recarsi dal Dottor Nowzaradan a Houston per dimagrire poi mettere il tutù :-) E io col piede d'oca incapace di gran jeté, sono il solito sfigato che in eterno rimarrà teso e rigido? Eh vedi che non hai provato la tecnica di EFT (per chi non lo sapesse, Emotional Freedom Technique, da provare) eppure quante volte te ne avevo parlato, Smoderatore esperto di danze oltre che genio della filosofia (tieh!) Ti ho sgamato, niente da fare, ti controllo e intervengo anche se rompo le palle ahahaha! Ciao Carissimo!

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    1. Sì mi sono dimenticato di firmare, sono Attila, ma è ovvio ahaha! Ciao!

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    2. Basta solo un po di fantasia e anche gli ippopotami ballano
      https://www.youtube.com/watch?v=2gGZpGoHJV0

      Per quanto riguarda orizzonti spirituali non temere,
      pesa che hanno una bella panza sia Shankaracharya Shri Swami Bharati Teertha ji Maharaj,
      sia Shankaracharya Swami Swaroopanand Saraswati
      considerati in India Jagadguru (sanscrito जगद्गुरु, letteralmente "guru del mondo").

      Ma anche praticando il dhikr (ذکر in arabo) sufi puoi avere chance,
      come vedrai anche i cicciotti partecipano alla Samāʿ (in arabo: سماع‎):

      https://www.youtube.com/watch?v=SdFjzEGTd3s

      ma se preferisci cose più atletiche come lo yoga non disperare perchè LO YOGA E PER TUTTI come ci testimonia l'esperienza di Dana Falsetti

      https://danafalsetti.com/about-dana-falsetti/


      Un uomo può essere un determinista pessimista prima di pranzo e un credente che confida nel libero arbitrio subito dopo.
      (Aldous Huxley)






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  39. Mikhail Baryshnikov in Le Corsaire
    https://www.youtube.com/watch?v=375lDsbDNGg


    Qigong Master Lu Zijian a 118 anni:
    https://www.youtube.com/watch?v=aB5iGxAFCWs


    Sri Tirumalai Krishnamacharya ci mostra nel 1938 la pratica dello yoga
    https://www.youtube.com/watch?v=8XF4sCV6aUY

    E per finire:
    Alberto Sordi nel fil I nuovi mostri - navigatore solitario
    https://www.youtube.com/watch?v=GSNfTBsu3_M

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    1. Basta che impari la pratica di EFT, si risolve molto meglio sia tensione che stress senza le menate spirituali e soprattutto senza sudare. Saluti da Attila.

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    2. Ho avuto l'onore di parlare e di stringere la mano a Mikhail Baryshnikov, il quale aveva apprezzato l'arte del canto ma non mi ha mai incoraggiato a fare nemmeno lo yoga, figuriamoci il resto :-D poi è molto più efficace a parte EFT il Tai Chi che lo yoga, i 5 tibetani o perfino il Qi Gong. Ma il meglio resta senza alcun dubbio l'EFT. Attila

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  40. Il punto non è che cosa interessasse a Baryshnikov.
    Lo smoderatore con un suo classico gioco compositivo linguistico ha voluto, non so il perchè, far finta che la danza classica abbia le stesse modalità, fini e risultati di pratiche come il Tai Chi, lo Yoga, il Qi Gong etc.
    Chiarissimo che non è così ma probabilmente per lo smoderatore è chiaro come la mezzanotte.

    Ma fa sempre parte della mancanza di discriminazione, del mettere irrimediabilmente tutto sullo stesso piano senza cognizione di causa ( e di fine).
    Si perchè mi pare proprio che qui si tratti di rincognizione più che altro.

    Per quanto riguarda le "menate spirituali", ancora una volta me la smenate ( più che menate) con affermazioni che trovano il tempo che trovano.

    Ma più che trovare un tempo forse è meglio non perderlo perchè è proprio vero che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

    La parola spiritualità è un calderone in cui al giorno d'oggi ci si butta dentro di tutto, menate e non.

    Diciamo che a me interessano le NON-menate anche se voi me la smenate.



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