Sinonimi: ricercatore spirituale, iniziato, lavoratore su di sé, illuminato, discepollo ecc.

Superlativi: Maestro, Illuminato, Guru, Guida spirituale, Risvegliato, Divulgatore, Scemano ecc.



  • “Lei è un credino, s'informi.”

17 settembre 2025

Non Parlo Delle Cose Che Non Conosco

 


DI COSA STIAMO PARLANDO?

24 commenti:

  1. Gurdjieff diceva:
    “La psicologia dell’uomo qualunque potrebbe essere chiamata lo studio del mentire, perché l’uomo mente più di qualsiasi altra cosa […] Mentire è pensare e parlare di cose che non si conoscono […] Non significa mentire intenzionalmente […] Ma se prendete tutte le teorie che la gente avanza su qualsiasi dato argomento, senza saperne nulla, vedrete dove comincia il mentire. L’uomo non si conosce, non conosce nulla, tuttavia ha teorie su quasi tutto. La maggior parte di queste teorie è menzogna. “
    Naturalmente, la sua dottrina era esclusa, poiché è risaputo che l'uomo può avere l'immortalità, nei limiti del sistema solare...

    “Il noncognitivismo teologico è la posizione filosofica di chi sostiene che, in generale, alcuni termini in uso nei discorsi religiosi, nelle dottrine teologiche e nella mistica, quale tipicamente la parola "dio", siano privi in parte o del tutto di significato comprensibile e razionale al di fuori di un contesto mitologico. […] Lo stesso è possibile dire delle definizioni basate sul metodo tipico della mistica induista dell'Advaita vedanta, detto "neti, neti", ovvero "tu non sei questo, tu non sei quello".

    “L'ignosticismo è una posizione concettuale secondo cui la questione dell'esistenza “dio” non ha senso, poiché non ha conseguenza verificabili o controllabili.”

    Esattamente, di cosa parliamo? (domanda retorica)

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    1. Ciao Ex-A e grazie per le delucidazioni.
      Stavo mettendo quella definizione della quarta via riguardo al mentire sotto il video, ma poi mi sono impigrito...

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    2. Caro smoderatore,
      il problema è che io non considero il ruolo della conoscenza esperienziale soggettiva. Bisognerebbe, invece, rivalutare il ruolo conoscitivo dell'esperienza ed attribuirgli il giuso peso e valore. Se io “sperimento qualcosa” soggettivamente e privatamente (per esempio con la meditazione o con altre tecniche psico-corporee) , questa mia esperienza è reale e quindi vera.

      Dopotutto, non siamo solo esseri razionali: questa è una posizione riduzionista. Se, per esempio, ho una “esperienza” interiore: mi “sembra di percepire” una certa cosa; avverto una “presenza” o addirittura la “vedo” (con l'occhio della mente); se ho come l'impressione di intuire che la morte del corpo non è la fine di tutto; se io ho la sensazione di uscire dal corpo e viaggiare con il mio corpo astrale (per esempio nei “campi del Tennesse” etc.) perché queste mie “esperienze” non possono essere considerare una forma diversa di conoscenza, ma solo fantasia, immaginazione, suggestione o semplice rincoglionimento? Mi sembra di scadere in riduzionismo di stampo neopositivista.

      D'altro canto ci potrebbe essere il rischio di un appiattimento dei livelli esperienziali. Però, le antiche tradizioni ci dicono: “una mente illuminata distingue il vero dal falso”. E' chi lo dice quando la mente è illuminata? Beh, quando sai distinguere il vero dal falso. E quando so distinguere il vero dal falso? Quando la mente è illuminata.....

      Traducendo in un sistema formale assiomatico:

      Postulato 1: definisco reale tutto ciò che è “sperimentato”e “percepito”;
      Postulato 2: tutto ciò che è reale è vero
      Corollario1: tutto ciò che è sperimentato soggettivamente e privatamente è vero.
      Scolio 1: è vero tutto, ma anche il suo contrario (in fondo “tutto” significa ogni cosa): è vero che esiste l'anima, ma è anche vero che non esiste; è vero che esiste Dio, ma è anche vero che non esiste......

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  2. Vieni avanti Credino!

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  3. Vade retro Satana!

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  4. Era meglio questa Italia però...
    Che si vivesse nell' abbandono dalla civiltà o nella civiltà dei massoni, scoppiati e accattoni era comunque meglio.
    Cos'è questa roba contemporanea? Non si sa, e parlo da giovane...

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  5. A proposito del parlare di cose che si sanno o che non si sanno: svelato il mistero dell'aldilà....
    https://www.youtube.com/watch?v=HhJLFYzjP5c

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    1. Beh, essendo il capo dei Senza Senno...
      Ho l'impressione che l'aldilà se lo passerà facendo avanti e indietro tra le bolge dell'ottavo girone.
      Non ne uscirà mai perché sarà condannato a fare la "guida" anche là.

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  6. Ciao Credino, hai mai sentito parlare di un signore di nome Giorgio Rossi? È una specie di Decimo Toro ma ancor più negativo e in un certo senso settario, considerando anche come risponde a certe domande che gli vengono poste a pagamento certe volte infuriandosi e insultando. Per quel che ho notato, non mi sembra che dica più di quanto dicano i libri che legge, la sua di rado è esperienza diretta ma dice solo ''il libro dice questo'', ''secondo i testi è così''. In ogni caso l'ho definito semplicemente una wikipedia esoterica nel senso che ricorda moltissime cose dai libri che ha letto ma per quanto a vita vissuta non mi sembra offra tanto a parte il continuo creare pupazzi immaginari da insultare mentre fa i video per gonfiare l'ego dei suoi followers. Lo dico siccome l'ho seguito per anni sentendomi anche io più speciale degli altri e sentire insultare gli ''ignoranti stupidi'' era veramente, come direbbero in quei circoli ''un orgasmo cosmico''. Un altro modo in cui ho rivalutato questa gente è stato il fatto di prendermi il Long Covid a Gennaio 2025 che mi sfida da ormai un anno, siccome sono uno sportivo sono sotto assedio costante dunque le stronzate che vengono dette riguardo al Covid non funzionano più con me.

    Per quanto riguarda a quel Signore, l'ho rivalutato solo negli ultimi tempi siccome faceva anche live in cui discuteva di politica, geopolitica, ecc..e mi è sempre sembrato atroce in quel settore, ma proprio da Boomer di livello massimo. Purtroppo tutti ad insultare l'ignoranza media degli italianelli eppure lui è uno tra tanti nelle schiere di Tuttologi. Uno che cita quella frase falsa di Tucidide che girava online ''ne uccise più la paura del morbo'' non sta in piedi, siccome lo stesso Tucidide nel libro afferma che la peste di Atene, avendola presa lui stesso fosse un esperienza atroce e quasi mortale. Stessa cosa per il Golem-AI, sembra che gli piaccia raschiare il fondo del barile delle tendenze utilizzando teorie varie (tra l'altro quel video sul Golem-AI sembrava un inserzione pubblicitaria al libro di Kissinger).

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  7. Quando conobbi Claudio Albanese, nella sua factory in Umbria, a Narni, pensai di aver incontrato una persona molto esperta. Mi sembrò qualcuno da cui avrei potuto imparare a diventare più indipendente, più autonomo, più libero nel pensiero.
    Col tempo, però, ho capito che quella promessa conteneva una contraddizione profonda. Cercavo libertà, ma dentro un sistema che, invece di favorire l’autonomia, finiva per creare dipendenza. Cercavo chiarezza, ma mi trovavo sempre più immerso in un linguaggio, in una narrazione e in una struttura che sembravano rendere le persone meno capaci di fidarsi del proprio sentire.
    Il tema non è la Quarta Via in sé. Alcuni suoi contenuti possono anche essere affascinanti, profondi, stimolanti. Il problema nasce quando un insegnamento viene usato non per liberare, ma per legare. Quando il maestro non aiuta l’allievo a stare in piedi da solo, ma diventa il centro attorno a cui tutto deve ruotare.
    C’era anche un gioco psicologico sottile. A parole ti veniva detto: “Tu puoi andartene quando vuoi”. Formalmente sembrava una dichiarazione di libertà. Ma nella realtà quella libertà era già stata indebolita da un sistema di dipendenza, idealizzazione, senso di colpa e bisogno di approvazione. Era un bluff: si proclamava aperta la porta, sapendo che molte persone non avevano più la forza interiore, la lucidità o il permesso psicologico per attraversarla davvero.
    Questa è forse una delle forme più sottili di controllo: non trattenerti esplicitamente, ma costruire le condizioni perché tu senta di non poter andare via senza tradire qualcosa, senza perdere valore, senza essere giudicato, senza sentirti sbagliato o ingrato.
    Nel gruppo vedevo molte persone fragili: storie familiari difficili, ferite emotive, abbandoni, esclusioni, bisogno di approvazione, desiderio di sentirsi finalmente qualcuno. Non erano “poveri in spirito” in senso astratto. Erano persone con vulnerabilità reali, spesso molto concrete. E proprio per questo avrebbero avuto bisogno di maggiore cura, sobrietà e responsabilità.
    Invece, la mia impressione è che quella fragilità venisse intercettata e trattenuta dentro una dinamica di dipendenza. Il bisogno di esistenza del maestro, il suo bisogno di avere una platea, un gruppo, persone che confermassero continuamente il suo ruolo, finiva per creare un’ipnosi ancora peggiore di quella da cui prometteva di liberarci.
    Perché l’ipnosi più sottile non è quella evidente, grossolana, fatta di ordini espliciti. È quella che si traveste da risveglio. È quella che ti convince che stai diventando più libero mentre, in realtà, stai imparando a chiedere permesso anche per pensare, scegliere, andartene, dissentire.
    Alla fine, uscito da quel giro, non mi sentivo più indipendente. Mi sentivo più confuso, più condizionato, meno libero. E questo per me è il segnale più chiaro: un vero insegnamento dovrebbe aumentare progressivamente la libertà interiore di una persona, non ridurla.
    Oggi guardo a quell’esperienza con tristezza. Non mi interessa più demonizzare Claudio come persona. Mi interessa riconoscere ciò che quel contesto ha prodotto in me e in altri: una promessa di autonomia che, nei fatti, generava dipendenza; una ricerca di risveglio che rischiava di diventare un’altra forma di sonno; un linguaggio spirituale usato per dare senso, potere e centralità a chi lo gestiva.
    La parte più importante, per me, è questa: ho visto quanto sia facile cercare qualcuno che ci autorizzi a essere liberi. Ma se ho bisogno che qualcuno mi autorizzi alla libertà, sono già dentro una dipendenza.
    Da quell’esperienza porto via una lezione netta: un maestro autentico non ha bisogno di trattenerti. Non teme la tua autonomia. Non soffre se scegli di andartene. Non ti rende dipendente dal suo sguardo, dal suo consenso o dalla sua approvazione.
    Un maestro autentico, se davvero vale qualcosa, ti accompagna fino al punto in cui non hai più bisogno di lui.

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    1. Il tema è proprio la Quarta Via o i vari percorsi “spirituali”. Si intraprendono questi “percorsi” con la presunta meta di diventare più autonomi, più liberi, ma si finisce di per diventare esattamente l'opposto. Questa è la contraddizione. Ma la contraddizione sta a monte. A essere onesti con se stessi, bisognerebbe ammettere che dietro i proclami altisonanti e nobili di voler esser “più liberi” , indipendenti ecc., si nasconde la volontà di essere schiavi di un altro sistema, di voler dormire un sonno più tranquillo travestito da percorso spirituale. Se il sistema “funziona” riesce ad addormentarti per bene, facendoti credere che ti stai risvegliando. Se non funziona, allora si pensa che il maestro crea dipendenza, non è all'altezza, ecc. Il maestro è il solo il contraltare del bisogno del risveglio. Il maestro dorme proprio come l'allievo, perché ha seguito il sentiero che lo portava al sonno da risvegliato prima dell'allievo.

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    2. Grazie Anonimo, non avrei saputo dirlo meglio (Anche Ex-A: un saluto!)
      Anonimo, se passi citofonami che scendo e ti do le chiavi del Blog.
      Nel caso l'altro mazzo di chiavi ce l'ha Ex-A.

      Claudio Albanese è l'ennesimo orfano, o forse è meglio dire rigurgito, di pseudo-scuola della 4a Via, allontanato per condotta arrogante borderline negativa/violenta che ha deciso di mettersi in proprio a fare il maestrino... Così va il mondo spirituale.

      Un paio di cose.
      La prima: per favore trovati un nome meno Anonimo.
      Secondo: Personalmente penso che un "maestro autentico" non abbia bisogno di avere un gruppo, di avere anche solo una persona, neanche di avere qualcosa da dire o insegnare. Di certo non accompagna nessuno da nessuna parte. Ho conosciuto solo una persona che avrebbe potuto avere i requisiti di "maestro autentico". Lui non diceva, lui faceva, semplicemente. Si prendeva cura degli altri prima che di se stesso, sempre con sincerità, gioia e considerazione. Faceva ogni tipo di lavoro e sgobbava tutto il giorno più di ogni altro, senza sfoggiare alcun sistema o tradizione. Non sapeva di essere un maestro anche perché non gliene sarebbe potuto frega' de meno.

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    3. ciao, sono rimasta profondamente colpita dal tuo commento perché rispecchia esattamente lo stato d'animo che mi ha pervaso alla fine di un ciclo di conferenze sulla Quarta Via a cui ho assistito, e per fortuna direi con il senno di poi, finito lì. In queste conferenze si testava la determinazione e l'attitudine ad incontrare questa famigerata guida che ho scoperto in seguito essere questo Albanese. La particolare coincidenza di essere capitata su questo blog e leggere questa tua testimonianza è sicuramente una felice coincidenza poiché ho potuto riconoscere il ritratto preciso del mio pensiero e a tal proposito se non sono indiscreta volevo chiederti per quanto tempo hai frequentato questa persona e se si trattava di incontri singoli o di gruppo. La sensazione che ho avuto quando hanno accampato scuse per non farmi continuare a frequentare il loro gruppo di adepti e arrivare a incontrare "la guida" è che mi percepissero come "non coinvolta" abbastanza nei loro dogmi. ti volevo anche chiedere se secondo te sono solo pazzi veri o dietro c'è qualche meccanismo economico di tipo piramidale?

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    4. ciao Smoderatore, ti volevo dire che avere trovato il tuo blog è stata una manna dal cielo a livello psicologico che mi ha fatto ridimensionare di molto certi pensieri e stati di ansia e inadeguatezza che purtroppo mi avevano pervasa nell'incontro con alcuni gruppi di Quarta Via. Non penso che Gurdjiieff ed Uspenski siano completamente da buttare, anzi ci sono a mio parere elementi di notevole interesse e potenza intellettuale in ciò che hanno lasciato a livello di scrittura perché è solo su questo che possiamo realmente parlare... quello che volevo chiederti è se anche tu sei stato allievo di questo Albanese e da quale scuola proveniva. Se mi articolassi pure cosa intendi per borderline sarebbe il top. Io ho avuto delle sensazioni strane a contatto con questi tipi che sono oltre 10 anni che frequentano questa scuola non scuola che non ho capito affatto di cosa si tratti perché fingendo grande trasparenza nulla era mai veramente chiaro, un po' come quello che anonimo dice rispetto alla libertà di andarsene diciamo...

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    5. Ciao Lucilla,
      per prima cosa devo congratularmi con te, perché hai già fatto una cosa molto difficile e che pochi Anonimi sono in grado di fare qui: ti sei scelta un nome, e per di più al primo tentativo!

      Riguardo a G. e O. tanto è già stato detto sulle pagine dedicate a questi soggetti. Se vuoi puoi continuare lì.

      No, non sono stato allievo di Albanese, per carità... C’è un limite a tutto! Me lo ricordo vagamente in un gruppo di dissennati di cui ho fatto parte in gioventù. Anche lì si definivano “scuola”, termine falso e millantatore. Si va a scuola per imparare qualcosa, ma in queste “scuole” s'impara solo (se si è fortunati) quando le si abbandona. Penso che Claudio Albanese abbia imparato lì una prima, grossolana e deformata infarinatura della 4V, e grazie alla sua stratosferica “caratteristica di vanità” (così come si diceva allora…) una volta allontanato per irrefrenabile e insopportabile arroganza, abbia pensato bene di cominciare un gruppo tutto suo, essendo così presuntuoso e disperato di voler avere qualcuno che potesse pendere dalle sue labbra. Quelli che frequentano ( e conducono) queste sette per tanti anni, sono dei disadattati che vivono in una realtà psicologica fittizia parallela. Ne so qualcosa.
      Mi sono permesso il termine borderline solo per sintetizzare la sensazione che mi ha dato al tempo lo scolaretto Claudio: instabile, espressioni di negatività imprevedibili, innamorato del proprio ritratto immaginario di sé… Sicuramente c’è da aggiungere Narcisista.

      P.S. In questi gruppi, le cause prime che governano ogni meccanismo sono tre: potere, sesso e denaro.

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  8. Intervista a Dio...
    https://www.youtube.com/watch?v=yTAX5KEa9G0

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  9. Ex Anonimo24/09/26, 23:43


    (1/4)
    Io sono l'anonimo del commento su Claudio poco sopra. Come mi hai chiesto, Smoderatore, adesso ho un nome: Ex Anonimo ;) (ma non si dica che sono un ex anonimo di Claudio, eh!). Il testo è lungo, quindi lo divido in più commenti.

    QUANDO UNA GUIDA DIVENTA L'INTERPRETE DELLA TUA REALTÀ
    (ovvero: puoi essere in disaccordo quanto vuoi, il sistema ha già spiegato perché lo sei)

    Quella che segue è l'analisi di alcuni passaggi di una lunga registrazione. Parla il maestro di un gruppo che si definiva della tradizione della Quarta Via, attivo in Umbria, prima a Narni e poi a Lugnano in Teverina (Attigliano): Claudio Albanese.

    Dalla Prospettiva Nevski all'arrosticinaro di Amelia: qui nessuno ti dice cosa pensare, ti spieghiamo soltanto perché quello che pensi sarà sempre sbagliato.

    Non mi interessa fare una diagnosi psicologica di chi parla, né attribuirgli intenzioni che non possiamo conoscere. In fondo conoscere Claudio Albanese non è affatto importante. O meglio: nel gruppo è importantissimo. Talmente importante che passa buona parte del tempo a ricordare agli altri perché hanno bisogno di qualcuno di importante come lui.

    Mi interessa qualcosa di più verificabile: la struttura della comunicazione e il rapporto che si costruisce tra guida, insegnamento e allievo. Alcune idee della lezione sono anche interessanti: l'essere umano razionalizza, protegge l'immagine che ha di sé, confonde interpretazioni e fatti, non vede le proprie contraddizioni. Il problema comincia quando qualcuno si prende il potere esclusivo di stabilire quando tutto questo sta accadendo dentro un'altra persona.

    1. «DA SOLI NON POTETE RICONOSCERE LA FALSA PERSONALITÀ»

    «Noi non possiamo arrivare al risveglio a modo nostro, noi non possiamo lavorare da soli per via del fatto che non siamo in grado di conoscere la falsa personalità.»
    «È una cosa che nessun uomo è in grado di poter riconoscere.»
    «Nessuno di voi in questo momento è in grado di poterla riconoscere.»

    Tutti abbiamo punti ciechi, e il confronto con gli altri aiuta. Ma qui il discorso non dice "potresti sbagliarti su te stesso". Dice: "non puoi riconoscere da solo il tuo errore, ti serve qualcuno che abbia il linguaggio giusto per mostrartelo". Così l'allievo non sa soltanto meno della guida sul sistema: sa meno della guida persino su ciò che accade dentro di lui.

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    1. Per prima cosa, grazie per i commenti e per lo 'sforzo' di trovare una nuova denominazione, ma c'è già un "Ex-Anonimo", nel tempo è diventato Ex-A.
      Ti va di riprovare?

      Detto questo, alla pigrizia si aggiunge la mancanza di tempo, per cui commenterò su "la struttura della comunicazione e il rapporto che si costruisce tra guida, insegnamento e allievo" quando avrò meno di una e più dell'altro.

      Nel frattempo chissà, magari Ex-A...


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    2. Certo che Ex Anonimo - diventato poi Ex-A - che commenta un nuovo Ex Anonimo, è un bel cortocircuito linguistico. A parte ciò, Ex Anonimo (neo) ha già adeguatamente commentato le tesi di questo “maestro-guida”, cogliendone le contraddizioni. Cercherò i fare alcune considerazioni, in ordine sparso, riguardo le scuole-sette in generale.

      In linea di massima, ogni Sistema-setta, si presenta come una sorta di “sistema assiomatico chiuso”, organizzato in modo da poter respingere qualsiasi tentativo di falsificazione (smentita) di popperiana memoria. Una volta definiti i compiti, i ruoli e le presunte finalità, non c'è modo di scalfire il sistema con tentativi (anche ragionevoli) tipici di altri saperi aperti e democratici (= aperti al confronto e alla discussione tra pari). Questo perché, nei sistemi-setta non è previsto un rapporto alla pari con i maestri-guida, poiché si tratta per definizione di un rapporto asimmetrico: il maestro “sa”, l'allievo-discepolo-adepto, “non sa”. Per ogni possibile domanda/obiezione, il sistema ha una risposta preconfezionata, quasi automatica (muro di gomma).
      Sembrerebbe una dinamica tipica esistente anche nel mondo scolastico-accademico. Ma questa è una falsa analogia, che nasconde l'inganno. Nei sistemi scolastici e accademici, si tratta di raggiungere obiettivi e finalità chiare, definite: saper risolvere un'equazione, saper progettare una casa, sapere costruire un tavolo... In queste scuole “spirituali” gli obiettivi sono più sfumati, meno definiti, meno controllabili, più fumosi. Si tratta di manipolare, modificare la psiche delle persone, usando tecniche psicologiche su persone che hanno spesso fragilità (e proprio per questo si rivolgono a queste scuole). Tentativi di chiarimenti, di contraddittori da parte dell'allievo, vengono etichettati come interpretazioni soggettive (quindi sbagliate, perché si è ancora macchine addormentate), tentativi di difendere vecchi schemi (falsa personalità), autoinganno. In realtà, queste dinamiche sono note nei percorsi di psicoterapia: si chiamano meccanismi di resistenza al cambiamento, reattanza psicologica, paura di affrontare traumi dolorosi, di cambiare le coazioni a ripetere, impossibilità di vedere-analizzare i comportamenti inconsapevoli che mantengono in atto certe dinamiche disfunzionali... Tali questioni vengono affrontate in un ambito professionale.
      Il problema - come dice il mio omonimo ex anonimo- “nasce quando una teoria dell'autoinganno diventa lo strumento con cui un'autorità rende non valida qualsiasi contestazione di sé stessa.”
      Questo approccio è il tipico modus operandi di tutte le sette.

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    3. Emblematico di questa dinamica era la scuola-setta pitagorica. Il maestro (Pitagora) parlava nascosto dietro una tenda, perché aveva “un livello di essere” superiore (per usare un'espressione della Quarta via). Gli adepti non potevano vederlo o porre domande. Dovevano ascoltarlo in silenzio e apprendere le verità superiori date loro, come perle rare. Solo dopo diversi anni di questa pratica (= lavaggio del cervello/manipolazione psicologica) glie adepti che resistevano, potevano vedere e interloquire con il maestro, dal momento che avevano dato prova di essere completamente soggiogabili/plagiabili(la versione del maestro, naturalmente, era diversa: erano quelli adatti a seguire questo lavoro. Punti di vista...).
      Dalla scuola si poteva uscire, ma era segno di fallimento: non essere all'altezza del compito arduo del risveglio (o più prosaicamente, avevano ancora un po' di sale in zucca). Per questo motivo, l'adepto fuoriuscito, veniva considerato morto: non si dovevano avere rapporti con lui, anzi veniva eretta una tomba. Le parole del maestro non potevano essere messe in discussione: erano dogmi, verità incontestabili (perché il maestro sa...). Si diceva: ipse dixit (lo ha detto lui), quindi non si deve discutere. E' così e basta. Aaaah, le scuole delle varie vie.....

      p.s. «Questo lavoro deve essere al primo posto, se è al secondo non funziona», come dire: chi mette il lavoro al secondo posto, ha una possibilità di risvegliarsi dal sogno del risveglio. Gli altri cadranno nel sonno profondo del risveglio: buona notte!

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  10. Ex Anonimo24/09/26, 23:46

    2/4)
    2. UN SISTEMA CHE NON SI PUÒ CONFUTARE

    «Le persone si possono entusiasmare finché non vengono a sapere cos'è che devono fare, ma quando lo sanno sviluppano un atteggiamento negativo e cercano di evitarlo o di interpretarlo in un altro modo. La falsa personalità si difende.»

    Se l'allievo accetta l'insegnamento, è "disponibile al lavoro". Se lo contesta, la contestazione diventa una prova della stessa cosa che l'insegnamento vuole combattere. Il circuito si chiude da solo:

    – Non sono d'accordo.
    – È la falsa personalità che si difende.
    – Non credo che sia la falsa personalità.
    – È proprio la falsa personalità che non vuole essere riconosciuta.

    A quel punto quale osservazione potrebbe mai dimostrare che la guida si sbaglia? Il dissenso non smentisce più l'ipotesi: la conferma.

    3. «IO NON ACCETTERÒ MAI LA VOSTRA INTERPRETAZIONE»

    «Noi lasciamo spazio all'interpretazione. Noi non la accettiamo. Io non accetterò mai la vostra interpretazione, ma non pretenderò nemmeno che voi mi crediate.»
    «Essere disposti ad ascoltare significa essere disposti ad ascoltare senza interpretare e ad applicare senza interpretare.»

    Forse sono le frasi più significative della registrazione. L'interpretazione personale è presentata come l'ostacolo principale. Ma qualcuno deve pur stabilire quale sia quella corretta. Il risultato è paradossale:
    – l'allievo deve rinunciare alla propria interpretazione;
    – la guida interpreta continuamente ciò che accade all'allievo;
    – l'interpretazione della guida non viene chiamata interpretazione, ma "applicazione corretta del Sistema".

    L'interpretazione quindi non sparisce. Cambia solo chi ha il diritto di farla: dall'individuo alla guida e alla dottrina.

    4. «OGNI VOLTA CHE APRITE BOCCA VI OFFRIRÒ IL CORRETTIVO»

    «Se voi interpretate il sistema nella maniera errata, sicuramente durante gli incontri o ogni volta che aprite bocca io cercherò di offrirvi il correttivo.»

    Uno parla, l'altro stabilisce che cosa significhi davvero quello che ha detto. L'allievo non porta un'opinione da discutere: porta materiale psicologico da correggere. Il rapporto smette di essere "due persone che discutono un'idea" e diventa "uno che manifesta qualcosa, e un altro che ne possiede la chiave".

    5. «QUI SIETE LIBERI». MA CHE COSA SIGNIFICA ANDARSENE?

    Si ripete molte volte: «Qui non c'è nessun obbligo.» «Io non vi correrò mai dietro.» «La persona deve sempre scegliere.» «La persona se ne va. La persona se ne va.»

    Ma nello stesso discorso:
    «La persona che vuole stare lontano dalla scuola perché quello che viene detto all'interno di una scuola lo disturba non è pronta per il lavoro.»
    «La persona che non è fatta per il lavoro delle scuole planetarie quando l'attrito inizia ad aumentare scompare, prende e se ne va.»
    «Questo lavoro deve essere al primo posto, se è al secondo non funziona.»

    La porta è aperta, nessuno ti trattiene. Però all'uscita viene già dato un significato: andarsene vuol dire non sopportare l'attrito, non essere pronti, difendere la falsa personalità, non voler lavorare davvero.

    La libertà di comportamento resta. Ma il significato della scelta viene colonizzato. Chi se ne va rischia di portarsi dietro un pensiero: "Sto scegliendo io, o è la mia falsa personalità che scappa?". E così diventa più difficile usare proprio quella libertà che a parole viene continuamente proclamata.

    (continua nel commento successivo)

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  11. Ex Anonimo24/09/26, 23:48

    3/4)
    6. «NON SAPETE OSSERVARE VOI STESSI»

    «Smetti di osservare te stesso a modo tuo. Non puoi osservare te stesso.»
    «Non puoi vedere niente di te. E tutto quello che tu hai visto di te non è vero.»
    «Quindi non devi neanche fare il tentativo di osservare te stesso, devi acquisire un linguaggio nuovo.»
    «I primi due anni si studia e basta.»

    Qui non si contesta più una singola interpretazione: si toglie alla persona la capacità stessa di conoscere la propria esperienza. Non posso fidarmi di quello che penso, né di quello che osservo; devo prima imparare il linguaggio giusto, e qualcuno deve insegnarmelo.
    Ogni disciplina ha un linguaggio tecnico, certo. Ma un linguaggio sano rende l'allievo sempre più capace di verificare da solo. Diventa un problema quando lo rende sempre meno autorizzato a contestare chi glielo insegna.

    7. TUTTO QUELLO CHE SAPEVI VA SOSTITUITO

    «Questa non è una cosa da aggiungere alle cose che voi già sapete. Questa cosa deve prendere il posto di quello che voi sapete.»
    «Noi dobbiamo abbandonare tutto quello che pensiamo di sapere.»

    C'è una differenza enorme tra "metti alla prova quello che credi di sapere" e "abbandona ciò che sai e sostituiscilo con questo sistema". Il primo allena il pensiero critico. Il secondo costruisce una nuova ortodossia.

    8. «NON SONO IO: È IL SISTEMA»

    «Non lo dico io.» «È scritto qui.» «Il sistema è così.» «Questo è quello che ci richiede il sistema, non lo chiedo io.» E, quasi ironico: «Il talebano è sempre il sistema.»

    La guida esercita molta autorità ma può sentirsi un semplice tramite. Se la richiesta è dura, è il Sistema a essere duro. Se qualcuno viene corretto, sono le leggi del lavoro. Il potere si separa dalla responsabilità: la guida diventa molto potente e, in apparenza, non responsabile del proprio potere.

    9. IL DOLORE DIVENTA LA PROVA CHE FUNZIONA

    «A volte è doloroso, però è così che funziona. Dovete cercare di comprendere che quel dolore non è per farvi male, è per farvi vivere, non per farvi morire. È il dolore del dottore che cura, non è il dolore dell'assassino che uccide.»

    Di solito la sofferenza è il segnale che ci fa chiedere: "questa situazione mi sta facendo bene?". Qui la risposta è data in anticipo. Cambiare può far male, è vero. Ma quando la stessa autorità che produce l'attrito decide anche che il dolore è terapeutico, il principale campanello d'allarme diventa la prova che tutto va bene.

    10. UNA SUPERIORITÀ CHE NON SI PUÒ ROVESCIARE

    "Voi non sapete leggere." "Voi interpretate." "Voi dormite." "Voi credete di capire." "Tra due o tre anni potrete vedere determinate cose."

    L'allievo racconta qualcosa: la guida ne stabilisce il significato. L'allievo crede di aver capito: la guida spiega perché non ha ancora capito. Anche quando l'allievo fa un'osservazione giusta, raramente si sente dire solo "sì, è giusto": viene ripresa, completata, riportata nella cornice della guida. La comprensione piena sta sempre un gradino più su, e lì c'è chi conduce il gruppo. E per lunghi tratti della registrazione parla quasi solo lui, mentre spiega che gli altri non sanno osservare.

    Se un allievo dicesse "questa volta sei tu a interpretare male me", la guida ha già la teoria per spiegare perché l'allievo non se ne può accorgere. La superiorità non va dichiarata: è costruita dentro il rapporto. E non viene presentata come "io sono sopra di voi", ma come "è il vostro livello che vi mette sotto". Così chi sta in alto può non vivere il suo potere come potere, ma come conoscenza, responsabilità, servizio. Non serve pensare che sia tutto voluto: si può credere sinceramente di aiutare gli altri e, insieme, trarre una forte gratificazione dall'essere quello che vede mentre gli altri dormono.

    (continua nel commento successivo)

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  12. Ex Anonimo24/09/26, 23:49


    (4/4)
    11. LA DOMANDA DECISIVA

    All'allievo viene insegnato che la sua immagine di sé è falsa, le sue interpretazioni meccaniche, la sua osservazione inaffidabile; che il suo dissenso e il suo desiderio di andarsene possono essere difese; che la sua sofferenza può essere necessaria. A quel punto non si chiede più "che cosa sta succedendo?", ma "posso fidarmi della parte di me che pensa che stia succedendo qualcosa?". E se per rispondere deve tornare dalla stessa autorità che sta mettendo in dubbio, il cerchio si chiude.

    La domanda da fare non è "la guida sa più cose degli allievi?". È normale. La domanda è: esiste una situazione in cui l'allievo può dire alla guida che si sta sbagliando su di lui, e viene preso sul serio?
    Se sì, c'è ancora reciprocità. Se ogni contestazione diventa resistenza, falsa personalità o lavoro insufficiente, allora uno dei due ha il diritto stabile di definire la realtà psicologica dell'altro, e l'altro no. È questa, più del tono o della quantità di parole, la vera struttura di potere della registrazione.

    IL PUNTO PIÙ IMPORTANTE

    Non si tratta di stabilire se la Quarta Via abbia ragione o torto. Alcune osservazioni sull'autoinganno possono essere preziose. Il problema nasce quando una teoria dell'autoinganno diventa lo strumento con cui un'autorità rende non valida qualsiasi contestazione di sé stessa.

    Una buona disciplina dell'osservazione dovrebbe insegnarci a dire: "questo è un fatto", "questa è una mia interpretazione", "qui potrei sbagliarmi"... e anche "qui potrebbe sbagliarsi il mio insegnante". Quando quest'ultima frase scompare, non stiamo più imparando a dubitare di noi stessi: abbiamo solo trasferito il diritto alla certezza a qualcun altro. Non più dipendenti dalla vecchia immagine di sé, ma dall'uomo che sostiene di vederla meglio di noi.

    Tre ore per spiegare agli altri che non sono chi credono di essere. Nemmeno un minuto per la possibilità che valga anche per chi lo spiega.

    Forse il vero mistero non è perché trentacinque persone avessero bisogno di un maestro. È perché il maestro avesse così tanto bisogno che trentacinque persone avessero bisogno di lui.

    Ex Anonimo

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